Siamo stati a vedere e fotografare il Van Gogh On Ice che si é tenuto a Torino al PalaTazzoli. Avete presente quando si aprivano i libri di fantasia ai nostri figli prima di mandarli a letto? Giusto per dare un’idea. Vedetela in questo modo, perché questa storia parla di pattinatori volanti. Siamo a Torino in …
Siamo stati a vedere e fotografare il Van Gogh On Ice che si é tenuto a Torino al PalaTazzoli. Avete presente quando si aprivano i libri di fantasia ai nostri figli prima di mandarli a letto? Giusto per dare un’idea. Vedetela in questo modo, perché questa storia parla di pattinatori volanti.
Siamo a Torino in una fredda e uggiosa serata invernale. Una di quelle in cui ti aspetti di tutto nel traffico di una grande città, tranne che possa accadere qualcosa di magico, per quanto qualche piccolo fiocco di neve ha provato a scendere quasi a lasciar presagire quello che sarebbe potuto accadere quella notte.
Van Gogh On Ice é uno spettacolo che coinvolge alcuni tra i migliori pattinatori su ghiaccio in circolazione. Irma Caldara e Riccardo Maglio, Matteo Rizzo, Lara Naki Gutmann, Yannick Bonheur e Silja Dos, Raffaele Francesco Zich, Javier Fernandez Lopez. Sportivi straordinari che sulla scenografia di Van Gogh si esibiscono a suon di musica.
“Sulla scenografia” significa letteralmente che durante l’esibizione vengono proiettate sul ghiaccio immagini del grande pittore proprio dove pattinano gli atleti che in questo caso sono i personaggi del nostro libro di fantasia.
L’evento é stato un successo annunciato. Ogni volta richiama una folta platea di appassionati che riempiono il palazzetto alla ricerca di un paio di ore in cui sognare tra le note e le figure proposte. Le immagini classiche le lascio a tutti coloro, molto più bravi di me, che si intendono di questo sport meraviglioso che é il pattinaggio. Per me era solo la seconda volta che fotografavo dei pattinatori in vita mia (dopo 2 ore alle Universiadi) e andavo alla ricerca di qualcosa di diverso, come ho sempre fatto nel mio mestiere. Volevo isolare il personaggio dal contesto lasciandolo immerso nella sua dimensione più naturale, il ghiaccio.
Ma come farlo se non in diretto contatto con il ghiaccio stesso…? Ho passato tutta la serata a 20 cm dal ghiaccio e alla fine oltre ad aver preso le sembianze di Olaf ho ottenuto quello che desideravo. Ho visto gente volare come se la nostra sfida quotidiana alla forza di gravità su questa terra non riguardasse anche a loro. Li ho visti volteggiare immedesimati nella musica e nel racconto.
Ho pensato… “se questa non é arte come volete definirla?” Questi ragazzi e queste ragazze sanno fare qualcosa con i pattini ai piedi che a tutti noi comuni mortali non é dato emulare, ma é dato comprendere. Si comprende la magia, si respira l’eleganza e si condivide la bellezza in senso assoluto.
Perché se non é bellezza questo cos’altro potrebbe esserlo, mi domando? Se poi si pensa a quante ore, quanti sacrifici, quante cadute, quanti momenti di sconforto si possono celare dietro a prestazioni di questo genere, si intuisce la grandezza di queste dimostrazioni.
Van Gogh on Ice é qualcosa che rimane nel cuore e soprattutto nella mente e di questi tempi non capita spesso che qualcosa a cui assistiamo ci conquisti con tale trasporto. La gente sugli spalti avrebbe voluto che tutto questo non avesse mai fine e il coinvolgimento di questi attori/artisti/sportivi é stato straordinario. L’armonia che creano tra loro ed il ghiaccio é magia allo stato puro.
Come detto, la maggior parte degli scatti sono stati fatti quasi al livello del ghiaccio e questo a mio parere trasmette il connubio tra le due componenti, quella umana e quella naturale/artificiale del ghiaccio e perdonate la presunzione se per qualche motivo mi piace pensare che il ghiaccio che si solleva dalle lame di questi ragazzi possa tranquillamente ricordare la polvere di magia dei libri di fantasia.
Nel contesto del palazzetto e dell’evento l’esibizione del tenore Sabino Gaita ha trasportato tutti gli spettatori in una dimensione musicale eccelsa con un’interpretazione straordinaria perfettamente inserita in questa serata piena di magia. Ma poi viene la fine, come per tutte le favole, il momento di chiudere il libro e dare il bacio della buonanotte… Così é successo anche al Van Gogh On Ice.
Le luci si sono spente, la musica é finita e i pattinatori volanti se ne sono andati verso gli spogliatoi. Per ultimo ho lasciato il box destinato ai fotografi e voltandomi ho voluto toccare ancora una volta il ghiaccio con le mani. Ma nulla, proprio come quando si chiude il libro e si baciano i nostri figli sulla fronte per la buonanotte, la magia di quella sera era ormai terminata. Il ghiaccio era tornato ad essere normalissimo ghiaccio, noi normali esseri umani che senza pattini ai piedi e continuando a sfidare la forza di gravità, ci trascinavamo verso le nostre case a vivere le nostre vite. In attesa di aprire il prossimo libro, di leggere la prossima favola e condividere una nuova magia.
Ma ve lo posso giurare, io quella sera al PalaTazzoli, i pattinatori volanti li ho visti per davvero.
Testo e Foto: Joey Shaw




























