Un giudice federale di New York ha negato la richiesta di OpenAI di archiviare la causa secondo la quale alcuni autori affermerebbero che il testo generato dall'intelligenza artificiale OpenAI ChatGPT viola i diritti d'autore. Il giudice distrettuale Sidney Stein, ha avviato una nuova fase in cui gli autori potranno dimostrare che il testo che ChatGPT …
Un giudice federale di New York ha negato la richiesta di OpenAI di archiviare la causa secondo la quale alcuni autori affermerebbero che il testo generato dall’intelligenza artificiale OpenAI ChatGPT viola i diritti d’autore. Il giudice distrettuale Sidney Stein, ha avviato una nuova fase in cui gli autori potranno dimostrare che il testo che ChatGPT produce è abbastanza simile al loro lavoro da violare i diritti d’autore.
Secondo autori di tutto rispetto come John Grisham, George R.R. Martin, Sarah Silverman e Ta-Nehisi Coates, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale é basato sull’assimilazione di testi di ogni genere, di qualsiasi argomento. Ma nel momento stesso in cui questi testi vengono modificati di poco o niente per riportare contenuti sviluppati o creati da altri autori, si viola il diritto d’autore.

L’intelligenza artificiale si nutre di qualsiasi testo per crescere e renderci la vita più semplice e secondo gli sviluppatori anche migliore, ma lo fa a discapito troppo spesso di coloro che hanno avuto l’intuizione in termini letterari di creare qualcosa dal nulla, dalla propria idea o dalla propria creatività.
Se poi l’intelligenza artificiale riporta argomenti simili collegandosi a testi sulla base dei quali si é sviluppata, allora la linea di separazione diventa troppo sottile, quasi impercettibile. Questo é quanto ritengono gli autori.
Ora grazie al giudice Stein é stato mosso il primo passo verso l’argomentazione della causa, ovvero il poter dimostrare quanto dichiarato, che i risultati di OpenAI Chat GPT sono troppo simili a materiale coperto da copyright.





