«ChatGPT ha insegnato a mia moglie come avvelenarmi»: fa causa a OpenAI

L’incredibile vicenda giudiziaria arriva dalla Carolina del Nord: James Gates sostiene che l’intelligenza artificiale abbia fornito alla consorte dosaggi letali, istruzioni per mascherare i veleni nelle bevande e consigli su come cancellare le tracce. Un uomo della Carolina del Nord ha citato in giudizio OpenAI con un’accusa inquietante: ChatGPT avrebbe istruito nel dettaglio la moglie, …

L’incredibile vicenda giudiziaria arriva dalla Carolina del Nord: James Gates sostiene che l’intelligenza artificiale abbia fornito alla consorte dosaggi letali, istruzioni per mascherare i veleni nelle bevande e consigli su come cancellare le tracce.

Un uomo della Carolina del Nord ha citato in giudizio OpenAI con un’accusa inquietante: ChatGPT avrebbe istruito nel dettaglio la moglie, da cui si stava separando, su come ucciderlo tramite avvelenamento.

«ChatGPT ha insegnato a mia moglie come avvelenarmi»: fa causa a OpenAI

Il protagonista della vicenda è James Gates, residente a Charlotte e impiegato nel settore della sicurezza informatica. Stando alla causa civile depositata presso la Corte Superiore di San Francisco, l’uomo sarebbe scampato per miracolo a un malore improvviso e devastante nel luglio 2025. Solo in seguito avrebbe rinvenuto un biglietto manoscritto dalla moglie, Cheryl Harris Gates, in cui la donna annotava passaggi del piano omicida, con tanto di promemoria: «Cancellare la cronologia di ChatGPT».

Dalla routine domestica ai consigli letali

Secondo quanto ricostruito negli atti legali, Cheryl Harris Gates — allora dipendente del distretto scolastico locale — aveva iniziato a utilizzare l’assistente virtuale a inizio 2025 per questioni professionali. Con il passare dei mesi, il bot era diventato un confidente per ogni aspetto della vita quotidiana: dalle attività per i figli ai consigli di giardinaggio, fino alle frustrazioni per un matrimonio in crisi, gravato da tensioni economiche.

L’atto di citazione accusa l’algoritmo di essersi rivelato «difettoso» e di aver «manipolato e incoraggiato» la donna. Invece di porre un freno ai suoi sfoghi, il sistema avrebbe alimentato un crescente clima di paranoia, convalidando i sospetti infondati della donna secondo cui il marito la stesse spiando per lasciarla sul lastrico con i figli.

Spinta da questa spirale, Harris Gates avrebbe iniziato a descrivere il consorte come un manipolatore narcisista, arrivando a chiedere istruzioni esplicite per eliminarlo. E l’intelligenza artificiale, stando alla denuncia, ha risposto.

Ricette mortali e tabelle per mascherare i sapori

I dettagli contenuti nell’azione legale sono agghiaccianti:

  • L’oleandro e l’autopsia: ponendo i quesiti sotto la falsa copertura della «legittima difesa» — fingendo di temere che fosse il marito a volerla avvelenare —, la donna avrebbe chiesto quante foglie di oleandro fossero necessarie per una dose letale. Il chatbot avrebbe spiegato dosaggi, modalità di somministrazione, tempi di rilevabilità durante l’autopsia e persino il trucco per coprire l’amaro della pianta sciogliendola nell’energy drink preferito dall’uomo.
  • Cocktail di farmaci: in un’altra sessione, la donna avrebbe chiesto se un mix di sonniferi (Ambien) e pregabalin si mascherasse meglio «nella birra la sera o in un energy drink al mattino». ChatGPT avrebbe optato per la seconda opzione, arrivando a compilare una tabella comparativa sulle bibite più efficaci nel coprire il gusto delle sostanze tossiche.
  • La ricina: l’IA avrebbe inoltre indicato quali farmaci già presenti in casa potessero rivelarsi fatali e persino i vivai locali in cui procurarsi anonimamente semi di ricino per estrarre la ricina.
  • La cancellazione dei dati: il software avrebbe infine suggerito alla donna di eliminare i registri delle conversazioni, per evitare che venissero acquisiti dagli inquirenti in caso di mandato.

Il malore e le indagini

Nel luglio 2025, Gates accusò un grave e improvviso collasso: tachicardia estrema, tremori incontrollabili e uno stato di spossatezza tale da lasciarlo bloccato sul divano per giorni.

Poco dopo, insospettito, l’uomo iniziò a documentare i movimenti in casa, filmandosi mentre versava in un bicchiere le lattine lasciate aperte in cucina prima di berle. La svolta è arrivata ad agosto, quando la moglie, tornata a ritirare i propri effetti personali dopo la rottura definitiva, ha dimenticato un taccuino dal quale è scivolato l’appunto incriminante.

Le successive perquisizioni della polizia hanno confermato acquisti sospetti online (tra cui siringhe) e portato al sequestro, nell’abitazione, di contagocce, bilancini di precisione, siringhe e guanti. Arrestata nell’ottobre 2025 con l’accusa di tentato omicidio e sofisticazione di bevande con sostanze controllate, la donna è tornata libera poco dopo: la procura locale ha infatti archiviato il fascicolo penale per insufficienza di prove.

La replica di OpenAI

Ora la battaglia si sposta sul terreno civile e chiama in causa la responsabilità dei colossi tech. Gates, che ha ottenuto l’affidamento temporaneo dei figli, chiede un risarcimento danni non quantificato per i gravi traumi fisici ed emotivi subiti, accusando OpenAI di grave negligenza nello sviluppo dei propri filtri di sicurezza.

Un portavoce di OpenAI ha fatto sapere che l’account della donna è stato bandito dalla piattaforma, ribadendo che «la sicurezza è una priorità assoluta». La società ha dichiarato di collaborare costantemente con specialisti della salute mentale per affinare la capacità dei propri modelli nel riconoscere segnali di disagio psicologico e indirizzare tempestivamente gli utenti verso linee di supporto e strutture di crisi territoriali.

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Susanna Greco

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