Una volta per tutte togliamo i soldi pubblici all’editoria

A dire il vero avevo cominciato a scrivere di questo argomento nel 2014, quando erano usciti i primi articoli di Editoriale Italiano che era appena stato creato. Sono passati 12 anni, ma nulla é cambiato. I soldi pubblici continuano a finire nelle tasche di giornali in Italia che sono voci di propaganda politica e/o di …


A dire il vero avevo cominciato a scrivere di questo argomento nel 2014, quando erano usciti i primi articoli di Editoriale Italiano che era appena stato creato.
Sono passati 12 anni, ma nulla é cambiato. I soldi pubblici continuano a finire nelle tasche di giornali in Italia che sono voci di propaganda politica e/o di grossi gruppi imprenditoriali che li usano a proprio vantaggio.
Dunque le informazioni e le notizie vengono giornalmente manipolate a vantaggio dei propri interessi.
Diciamo che, senza troppi giri di parola, il giornalismo é finito per farsi fottere in questo paese.
Negli ultimi anni, chi parlava di giornalismo indipendente veniva additato come uno stupido, veniva deriso, veniva escluso da quelle stesse redazioni che oggi, senza i nostri soldi come contribuenti, sarebbero chiuse da anni.
Ci hanno sempre identificato come “Citizen Journalism”, ovvero il giornalismo del cittadino, senza sapere, perché non sono mai stati in grado di comprenderlo, che gli anni passavano e nuovi veicoli di informazione stavano per nascere.

Una volta per tutte togliamo i soldi pubblici all'editoria


Gli stessi veicoli hanno portato al tracollo prima della carta stampata e poi delle principali testate di informazione in Italia, nonostante per anni dall’alto della loro arrogante ignoranza tutti questi direttori e redattori negavano persino che il digitale avrebbe preso il posto della carta stampata. Ma a dirlo non erano questi miseri personaggi pagati per scaldare poltrone in redazioni piene di incompetenti, erano i loro padroni che avevano contratti decennali con cartiere che ormai li tenevano per le palle (e scusate l’eufemismo).
Il 100% dei giornali di informazione che noi cittadini, senza che nemmeno ci sia stato chiesto, sovvenzioniamo, non sopravviverebbe senza il contributo pubblico. Ci sono realtà editoriali che nemmeno loro capiscono perché e come ricevono soldi, se non per appoggi politici o favori imprenditoriali.
Il giornalismo é una cosa seria, in Italia é diventato da anni un mezzo per controllare le masse. Il giornalismo in Italia é una voce di partito troppo spesso oppure un semplice ordine di lavoro come in una qualsiasi officina meccanica.
Non si può scrivere quello che si vuole sempre e comunque. Tutto viene misurato in base al gradimento dai piani alti. L’informazione in Italia é sotto controllo quasi come fossimo in un paese comunista degli anni ’70. Non a caso la libertà di informazione é inesistente in questo paese.
La setta quasi impenetrabile creata da una farsa di Ordine si é contorta su se stessa, generando un indotto di incapaci, di corrotti, di manipolatori, di imbecilli dell’informazione che ormai non provano più nessuna vergogna a disinformare.
Lo capisco in parte, a fine mese ci sono da pagare i mutui, le scuole dei figli, le rate della macchina, la chiavetta per la macchinetta del caffè in redazione. Ma non chiedetemi di condividerlo.
E’ arrivato il momento di chiudere i rubinetti. Di tagliare una volta per tutte il finanziamento pubblico ai giornali e i nuovi mezzi di informazione lo stanno evidenziando ancora di più. Esattamente quegli stessi mezzi che loro hanno sempre denigrato, nelle mani di quelle nuove generazioni che loro hanno sempre deriso.
E’ molto più rispettosa una ragazza o un ragazzo che oggi prende uno smartphone per raccontare una storia pulita, vera, trasparente, che non un giornalista iscritto all’albo che scrive quello che il suo editore gli dice di scrivere.
Il primo, o la prima, sono giornalisti nel vero senso della parola, i secondi sono solo dei battitori di parole, quelli che una volta erano chiamati dattilografi, ovvero coloro che studiando dattilografia battevano i tasti delle macchine da scrivere senza nemmeno mai alzare la testa, scrivendo quello che il loro “padrone” gli diceva di scrivere.
Ecco, probabilmente l’ordine oggi dovrebbe cambiare il nome in Ordine dei Dattilografi. Perché con il vero giornalismo non hanno più nulla a che fare.
Oggi più che mai possiamo dare un segnale forte e tagliare le gambe alla disinformazione in questo paese, che ogni giorno abusa dell’intelligenza degli italiani senza ritegno.
Forse é arrivato il momento di fermare questo schifo. Molti giovani lo hanno capito, probabilmente dovremmo imparare da loro. Molti ragazzi che ancora oggi credono nel giornalismo e presentano pezzi scritti con passione che vengono rigorosamente rigettati, non per la mancanza di qualità, ma per non essere in linea con il partito o con l’imprenditore che comandano quel giornale.
Dunque così come cominciano le pubblicità per destinare l’8×1000 alla Chiesa Cattolica, potremmo cominciare a promuovere di destinare i soldi pubblici all’editoria verso qualcosa o qualcuno che davvero merita un sostegno.
Dunque grazie per averci chiamato Citizen Journalists per anni, ne siamo orgogliosi.
Buona vita a tutti.

Giuliano Ciapparelli

Giuliano Ciapparelli

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