L’attivista, simbolo delle proteste pro-democrazia, sarebbe dovuto uscire a gennaio. Riconosciuto colpevole di collusione con forze straniere ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale. Indignazione internazionale: "Peggior repressione politica di una generazione". HONG KONG – Joshua Wong, storico volto del movimento pro-democrazia di Hong Kong, è stato condannato a ulteriori dieci anni di reclusione per «collusione con forze …
L’attivista, simbolo delle proteste pro-democrazia, sarebbe dovuto uscire a gennaio. Riconosciuto colpevole di collusione con forze straniere ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale. Indignazione internazionale: “Peggior repressione politica di una generazione”.
HONG KONG – Joshua Wong, storico volto del movimento pro-democrazia di Hong Kong, è stato condannato a ulteriori dieci anni di reclusione per «collusione con forze straniere», ai sensi della controversa Legge sulla Sicurezza Nazionale (NSL) imposta da Pechino nel 2020.

Wong, che ha compiuto 30 anni lo scorso mese e ha già trascorso dietro le sbarre gli ultimi sei anni, avrebbe dovuto essere scarcerato a gennaio. Con la sentenza emessa oggi, l’attivista resterà invece in prigione per un altro decennio, vedendosi scontare in concomitanza con la pena attuale soltanto due mesi e due giorni.
La seduta in aula e le accuse
In aula Wong è apparso visibilmente dimagrito, vestito con una camicia blu scuro, pantaloni chiari e i consueti occhiali dalla montatura nera. Ha scambiato cenni di saluto con il pubblico che affollava la tribuna – con decine di cittadini rimasti in fila per ore fuori dal tribunale, presidiato da imponenti forze di polizia – e ha preso appunti mentre il giudice leggeva le motivazioni della sentenza.
Le accuse dei pubblici ministeri riguardano una presunta cospirazione con altri militanti democratici, tra cui Nathan Law (oggi rifugiato all’estero), finalizzata a sollecitare sanzioni economiche e blocchi internazionali contro la Cina tra il luglio e il novembre del 2020. Attività condotte all’epoca attraverso Demosistō, il partito politico fondato da Wong e Law, poi scioltosi proprio a ridosso dell’entrata in vigore della NSL. A settembre Wong aveva scelto di dichiararsi colpevole delle accuse.
Lo scontro diplomatico: Pechino vs l’Occidente
Il governatore di Hong Kong, John Lee, ha definito Wong e Law «tra i principali responsabili della compromissione della prosperità e della stabilità cittadina», affermando che le loro azioni «hanno leso la sovranità nazionale e i diritti fondamentali della collettività». Da Pechino, il Ministero degli Esteri ha ribadito il pieno sostegno alle autorità giudiziarie locali, intimando alla comunità internazionale di «rispettare la sovranità cinese».
Dura la reazione dei governi occidentali e delle organizzazioni umanitarie. Londra ha denunciato la sentenza come «l’ennesima dimostrazione di come la Legge sulla Sicurezza Nazionale venga usata per colpire la libertà di espressione e la partecipazione politica», chiedendo l’immediata cessazione di tutti i processi sommari. Il consolato statunitense a Hong Kong ha sottolineato come Pechino «si spinga a misure estreme pur di mettere a tacere i difensori dei diritti civili».
Per Human Rights Watch, la condanna è «crudele e ingiusta». Elaine Pearson, direttrice per l’Asia dell’ong, ha accusato le autorità di adottare «la tattica di accumulare capi d’accusa contro i leader democratici per stroncare sul nascere qualsiasi dissenso e disinnescare le proteste internazionali». La condanna più severa inflitta finora ai sensi della NSL rimane quella a carico dell’ex magnate dei media Jimmy Lai, condannato a 20 anni.
Profilo: Da studente prodigio a nemico pubblico di Pechino
Nato nell’ottobre del 1996, a Joshua Wong fu diagnosticata da bambino una dislessia che rese complicati i primi anni di scuola. Tuttavia, fin da giovanissimo mostrò una forte inclinazione a contestare le storture del sistema: tra i banchi delle medie organizzò via social proteste tra compagni contro i prezzi gonfiati della mensa scolastica.
- 2011 – La nascita di Scholarism: A soli 14 anni fonda il gruppo studentesco Scholarism. Nel 2012 guida oltre 100.000 persone in piazza contro il programma di “educazione patriottica” filo-Pechino nelle scuole, costringendo il governo locale a fare marcia indietro.
- 2014 – Il Movimento degli Ombrelli: A diciotto anni diventa il volto globale delle proteste pro-democrazia per il suffragio universale, finendo sulle copertine dei quotidiani di tutto il mondo.
- 2016 – La svolta con Demosistō: Insieme a Nathan Law e Agnes Chow fonda il partito politico Demosistō,rifiutando comunque l’etichetta di “capo”: «Non siamo un comando verticistico, ma un nodo operativo dal basso»,dichiarava al Financial Times nel 2019.
- 2020-2021 – La stretta giudiziaria: Bloccata la sua candidatura alle legislative per via dell’opposizione alla NSL,Wong viene arrestato e condannato prima per le proteste davanti al quartier generale della polizia nel 2019, poi incriminato con altri 46 attivisti nel maxi-processo per “sovversione” (il caso dei Hong Kong 47).
Il 22 novembre 2020, alla vigilia di una delle prime condanne, Wong affidò a Instagram un messaggio che oggi suona come un testamento politico:
«A dire il vero non ho mai avuto molta fiducia nella politica istituzionale di Hong Kong, ma ho una fiducia incrollabile nei cittadini di Hong Kong. Anche se il potere tenta di mettere alla prova la resilienza della società civile, so che la gente di Hong Kong troverà, come sempre, il modo di andare avanti».
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