Ratko Mladic é morto ma Srebrenica rimarrà per sempre una delle pagine più brutte della storia

Tra l'11 e il 22 luglio 1995, nella cittadina bosniaca di Srebrenica, le forze serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić compirono il più grave massacro sul suolo europeo dalla fine della Seconda guerra mondiale: lo sterminio sistematico di oltre 8.372 uomini e ragazzi bosgnacchi (musulmani bosniaci). Il cimitero memoriale di Potočari. Il contesto e le cause del massacro Durante la guerra …

Tra l’11 e il 22 luglio 1995, nella cittadina bosniaca di Srebrenica, le forze serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić compirono il più grave massacro sul suolo europeo dalla fine della Seconda guerra mondiale: lo sterminio sistematico di oltre 8.372 uomini e ragazzi bosgnacchi (musulmani bosniaci).

Il cimitero memoriale di Potočari, AI generated

Il cimitero memoriale di Potočari.

Il contesto e le cause del massacro

Durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992–1995), scoppiata a seguito della dissoluzione della Jugoslavia, la leadership politica serbo-bosniaca (guidata da Radovan Karadžić) e il braccio militare puntavano alla creazione di un territorio contiguo etnicamente omogeneo da unire alla Serbia: la cosiddetta “Grande Serbia”.

Ratko Mladic é morto ma Srebrenica rimarrà per sempre nella storia

Srebrenica si trovava nella valle della Drina, nella Bosnia orientale:

  • Ostacolo geografico: Essendo un’enclave a maggioranza musulmana incastonata tra territori controllati dai serbi, Srebrenica impediva la continuità territoriale serba lungo il confine con la Repubblica di Serbia.
  • Obiettivo strategico: L’obiettivo dell’esercito della Republika Srpska (VRS) era eliminare l’enclave tramite pulizia etnica, espellendo o eliminando la popolazione non serba per consolidare il controllo dell’intera regione orientale.

Nel 1993 l’ONU dichiarò Srebrenica “area protetta” (Risoluzione 819 del Consiglio di Sicurezza), affidandone la difesa a un contingente di caschi blu olandesi (Dutchbat). Tuttavia, la missione era sotto-equipaggiata, priva di mandato offensivo e impossibilitata a ricevere supporto aereo adeguato.

La cronologia dei fatti: luglio 1995

L’attacco all’enclave

6–10 luglio 1995

L’esercito serbo-bosniaco (VRS) lancia l’offensiva “Operazione Krivaja 95”. La città, già provata da mesi di assedio e carestia, cede rapidamente sotto i bombardamenti. I caschi blu olandesi cedono i posti di blocco senza opporre resistenza armata.

La caduta di Srebrenica

11 luglio 1995

Ratko Mladić entra trionfante a Srebrenica. Davanti alle telecamere dichiara: «Regaliamo questa città al popolo serbo… è giunto il momento di vendicarsi contro i turchi». Circa 25.000 civili fuggono verso la base ONU di Potočari cercando rifugio.

La separazione e le deportazioni

12–13 luglio 1995

A Potočari, i soldati di Mladić separano sistematicamente gli uomini e i ragazzi dai 12 ai 77 anni da donne, bambini e anziani. Le donne vengono caricate a forza su autobus e deportate verso il territorio controllato dal governo bosniaco a Tuzla; gli uomini vengono imprigionati.

Le esecuzioni di massa

13–19 luglio 1995

Migliaia di prigionieri, insieme agli uomini intercettati mentre tentavano di fuggire a piedi attraverso i boschi (la “colonna della morte”), vengono portati in magazzini, scuole e campi nei dintorni (Bratunac, Zvornik, Kravica). Vengono giustiziati con armi da fuoco e sepolti in fosse comuni primarie con l’uso di bulldozer.

Nei mesi successivi, per cancellare le prove dei crimini, i corpi vennero dissotterrati e redistribuiti in dozzine di fosse comuni secondarie e terziarie, frammentando i resti e rendendo necessaria un’imponente opera di identificazione tramite DNA protrattasi per decenni.

Ratko Mladić: il ruolo e la condanna

Soprannominato dalla stampa internazionale “il boia dei Balcani”, Mladić fu la mente operativa e il comandante supremo dell’operazione di sterminio, oltre che responsabile del lungo e sanguinoso assedio di Sarajevo (1992–1996).

Dopo la fine del conflitto e gli Accordi di Dayton del 1995, Mladić visse da latitante per quasi 16 anni, protetto da reti complici in Serbia. Fu arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia, ed estradato al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) all’Aia.Mladić al tribunale dell'Aia, AI generated

Nel 2017, e poi in via definitiva in appello nel giugno 2021, il tribunale internazionale ha confermato la condanna di Ratko Mladić all’ergastolo, riconoscendolo colpevole di:

  • Genocidio per il massacro di Srebrenica;
  • Crimini contro l’umanità (persecuzione, sterminio, omicidio, deportazione);
  • Violazioni delle leggi o consuetudini di guerra (compresi il terrore sui civili a Sarajevo e la presa in ostaggio di personale ONU).

Sia il Tribunale Penale Internazionale che la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) hanno qualificato legalmente gli eventi di Srebrenica come atto di genocidio.

Paolo Locatelli

Paolo Locatelli

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