KEY LARGO (Florida) – C’è voluto più di mezzo secolo, ma il giallo delle sorelle Marguerite e Mary Jenkins ha finalmente un colpevole. A mettere la parola fine a uno dei cold case più dolorosi della Florida sono state le moderne tecniche di genealogia genetica, che hanno permesso di identificare il presunto responsabile del duplice omicidio consumato nella …
KEY LARGO (Florida) – C’è voluto più di mezzo secolo, ma il giallo delle sorelle Marguerite e Mary Jenkins ha finalmente un colpevole. A mettere la parola fine a uno dei cold case più dolorosi della Florida sono state le moderne tecniche di genealogia genetica, che hanno permesso di identificare il presunto responsabile del duplice omicidio consumato nella primavera del 1973: si tratta di David Allen Snyder, un uomo deceduto in Idaho nel 2008 all’età di 58 anni, senza mai essere comparso davanti a un giudice.

La tragedia del maggio 1973
Nel tardo aprile del 1973 Marguerite “Maggie” Jenkins, 18 anni, e la sorella minore Mary, 16 anni, erano partite dal New Jersey per una vacanza on the road nelle suggestive Florida Keys. L’ultimo avvistamento risale al 2 maggio, mentre facevano l’autostop a Stock Island.
Il giorno seguente, un residente di Key Largo fece la macabra scoperta: i corpi senza vita delle due adolescenti giacevano in una boscaglia a circa cento metri dalla U.S. Highway 1. L’autopsia confermò che entrambe erano state brutalmente percosse e finite con colpi d’arma da fuoco. Nonostante le ricerche sul campo e i tentativi disperati della famiglia, l’indagine si arenò rapidamente, lasciando i parenti senza risposte per oltre cinque decenni.
La svolta scientifica
La prima vera crepa nel muro di silenzio si è aperta nel 2018, quando i biologi forensi del Florida Department of Law Enforcement (FDLE) sono riusciti a isolare marcatori genetici addizionali da una traccia ematica maschile repertata sugli abiti di una delle vittime. L’inserimento nel database nazionale CODIS non aveva prodotto riscontri, ma la vera svolta è giunta nel 2023.
Affidandosi al laboratorio privato Othram e sfruttando la genealogia genetica investigativa forense (FIGG), gli analisti hanno ricostruito a ritroso l’albero genealogico del sospettato fino a stringere il cerchio su Snyder. Nel corso del 2026, la comparazione con un campione biologico ottenuto da un parente vivente dell’uomo ha confermato la corrispondenza con il profilo rinvenuto sulla scena del crimine. Gli archivi storici hanno inoltre accertato che Snyder aveva risieduto a Key West proprio tra il 1972 e il 1974.
Il dolore e la memoria: «Non lasciate che la tragedia vi tolga la vita»
Sarah Jenkins Barlow, la sorella maggiore sopravvissuta che nel 1973 aveva solo 19 anni, non ha mai smesso di cercare la verità. «All’inizio, quando mi hanno contattata, pensavo volessero parlarmi di qualche podcast sul caso e mi sono detta di non farmi illusioni», ha raccontato ai microfoni dell’emittente Local10. La sorpresa è arrivata quando tre investigatori si sono presentati alla sua porta con i fascicoli della conclusione dell’indagine: «Sono stati estremamente delicati e rispettosi. È stato uno shock: non mi aspettavo che il caso venisse risolto dopo così tanto tempo».
Resta l’amarezza per una giustizia terrena mancata, dato che Snyder non potrà mai essere processato, ma l’obiettivo di Sarah è ora preservare la memoria delle sorelle, non la loro tragica fine: «Maggie era coraggiosa, un po’ spericolata, e sognava di avere un ranch; Mary era dolce, ingenua, con una voce splendida per il canto».
«Ho viaggiato per tutto il mondo e ogni volta che arrivo in un posto speciale, come il Grand Canyon, mi fermo e dico: “Maggie, Mary, guardate dove siamo”», ha concluso Sarah. «Rinunciare a vivere per colpa di un dramma non rende onore a chi non c’è più. Non bisogna mai arrendersi, ma non bisogna nemmeno permettere al dolore di prendere il sopravvento. Bisogna vivere la vita al massimo».





