L’ufficio del futuro ha un nuovo collega (e non prende mai un caffè)

Scrive ed esegue codice informatico, elabora immagini, smista la posta elettronica su Gmail e dialoga senza intoppi con i fogli di calcolo, Slack e perfino i programmi dell'eterna rivale Microsoft. È la nuova incarnazione di Gemini, l'agente di intelligenza artificiale pensato per rivoluzionare i flussi di lavoro aziendali e ridefinire il concetto stesso di produttività. …

Scrive ed esegue codice informatico, elabora immagini, smista la posta elettronica su Gmail e dialoga senza intoppi con i fogli di calcolo, Slack e perfino i programmi dell’eterna rivale Microsoft. È la nuova incarnazione di Gemini, l’agente di intelligenza artificiale pensato per rivoluzionare i flussi di lavoro aziendali e ridefinire il concetto stesso di produttività.

L'ufficio del futuro ha un nuovo collega (e non prende mai un caffè)

Non si tratta più del solito chatbot reattivo a cui porre una domanda per ottenere una risposta istantanea. Il salto di qualità sta nella completa autonomia operativa: al sistema non si chiede di suggerire un testo, ma di prendere in carico un obiettivo, gestirlo e restituire il lavoro finito. L’agente può calarsi nei panni di un assistente personale oppure operare a tutti gli effetti come un componente stabile di una squadra, assumendo ruoli che vanno dal coordinatore di progetto fino all’analista finanziario.

Il meccanismo più innovativo risiede nella capacità di delegare a sua volta il carico di lavoro. Quando si trova di fronte a compiti particolarmente complessi e distribuiti nel tempo, l’intelligenza artificiale genera autonomamente dei piccoli sotto-agenti temporanei, ciascuno con una precisa identità operativa e compiti specifici, che collaborano tra loro anche per più giorni consecutivi fino alla chiusura del dossier.

Tutto il sistema risiede nel cloud e impara costantemente dall’interazione quotidiana, accumulando una memoria condivisa dei processi che evita all’utente la noia di dover rispiegare le cose daccapo a ogni sessione o di chiedersi da quale dispositivo sia stato impartito il comando.

L’iniziativa segna una decisa accelerazione nella corsa all’ufficio virtuale. Il mercato della produttività assistita si sta trasformando rapidamente in un campo di battaglia serrato: negli ultimi mesi sono già scese in campo Meta con l’assistente Muse, capace di collezionare milioni di download in poche settimane, e OpenAI con Dots, il braccio operativo riservato ai profili professionali. La transizione verso colleghi sintetici a cui delegare compiti interi, insomma, non è più un esperimento di laboratorio ma una realtà che bussa alle porte delle aziende.

Daniela Fresca

Daniela Fresca

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