Il messaggio che passa é sbagliato. Questo irrita coloro che stanno ad ascoltare una massa di politici e giornalisti consenzienti che prima sparano a zero, perché costretti a farlo dal loro editore o dal loro partito e poi spariscono nel nulla. Indipendentemente da quanto accaduto, indipendentemente dal contesto drammatico in cui i fatti si sarebbero …
Il messaggio che passa é sbagliato. Questo irrita coloro che stanno ad ascoltare una massa di politici e giornalisti consenzienti che prima sparano a zero, perché costretti a farlo dal loro editore o dal loro partito e poi spariscono nel nulla.
Indipendentemente da quanto accaduto, indipendentemente dal contesto drammatico in cui i fatti si sarebbero svolti, il messaggio che arriva dal web, dalla Tv o dai podcast é enormemente sbagliato. Ma ancora più sbagliato oggi é fare finta di niente.
Ma questa é l’informazione di oggi in questo paese. Gestita e controllata dai partiti politici che sfruttano eventi di cronaca per le loro campagne elettorali e da giornalisti che ormai sono dei battitori di testi. Avete presente i dattilografi di un tempo? Ecco, questi sono i giornalisti di oggi, dei battitori di testi che scrivono copia/incolla quello che il loro editore dice di scrivere.
Però, la parte più raccapricciante é che nessuno ad oggi, ha preso le proprie responsabilità e ha chiesto scusa. Ma non per l’uccisione del pusher, ma per aver raccontato una storia falsata pur di darle una connotazione politica.
Lo insegniamo ai nostri figli ogni giorno. Sbagliare é umano, l’importante é capirlo e farne ammenda. L’importante é chiedere scusa e andare avanti a testa alta. Invece di teste alte e di faccioni di fronte alla telecamera o allo smartphone oggi ne ho viste poche, anzi nessuna. A nessuno interessa del pusher morto ammazzato, questo lo sappiamo bene, ma utilizzare la sua storia per fare politica, per fare informazione di partito é la forma più squallida del giornalismo moderno.
Basterebbe chiedere scusa. In tal caso però capisco che si dovrebbe ammettere di averlo fatto per motivi prettamente politici o editoriali, dunque spinti dal proprio partito o dal proprio editore. Meglio nascondersi, mettere la faccia sotto la tastiera per qualche giorno e poi la gente si sa, magari dimentica… e se non dimentica via, sostituiamo il giornalista iscritto all’albo con un altro al quale diamo uno stipendio da fame e chiediamo pure di umiliarsi di fronte alla telecamera di uno smartphone, pronto per la prossima storia da inventare.
A volte mi domando se questo é il Paese del Festival oppure un Festival di Paese.






