Storica vittoria dei Dem nello Stato della "Lone Star": interrotto un digiuno che durava dal 1988. Insieme alla caduta del governatore Abbott, il voto texano trascina la riconquista dem del Congresso USA. AUSTIN – Un terremoto politico senza precedenti ha sconvolto la roccaforte repubblicana del Texas. Il democratico James Talarico ha conquistato un seggio cruciale …
Storica vittoria dei Dem nello Stato della “Lone Star”: interrotto un digiuno che durava dal 1988. Insieme alla caduta del governatore Abbott, il voto texano trascina la riconquista dem del Congresso USA.
AUSTIN – Un terremoto politico senza precedenti ha sconvolto la roccaforte repubblicana del Texas. Il democratico James Talarico ha conquistato un seggio cruciale al Senato degli Stati Uniti sconfiggendo il rivale repubblicano Ken Paxton, firmando uno dei ribaltoni più clamorosi nella storia elettorale recente. Per i Democratici si tratta del primo trionfo senatoriale nello Stato dal lontano 1988: un risultato storico che contribuisce a blindare il pieno controllo dem del Congresso americano, sull’onda di una valanga di consensi a livello nazionale.

La festa è esplosa al watch party di Austin non appena i maxischermi hanno proiettato la vittoria. Tra lacrime, abbracci e incredulità per un traguardo inseguito per decenni, Talarico è salito sul palco del teatro di arti visive tra gli applausi scroscianti: «Ci siamo ripresi il Texas», ha esordito il neo-senatore, aggiungendo subito dopo: «Abbiamo appena dimostrato che tutti i soldi del mondo non possono competere con il popolo texano».
La sfida Davide contro Golia da mezzo miliardo di dollari
Ex insegnante ed esponente della legislatura statale quasi sconosciuto fino allo scorso anno, Talarico ha impostato la propria corsa su una narrazione quasi biblica, paragonando l’impresa allo scontro tra Davide e Golia. E i numeri della contesa, in effetti, erano imponenti: la corsa al Senato in Texas è diventata ufficialmente la più costosa della storia elettorale americana, superando il mezzo miliardo di dollari di spesa complessiva. A sostegno di Paxton era sceso in campo direttamente Elon Musk, che ha riversato ben 158 milioni di dollari in un Super PAC repubblicano, bersaglio costante degli attacchi dem durante la campagna.
Nipote di un pastore battista e con un passato di studi in seminario, Talarico ha saputo combinare il lessico religioso con una forte piattaforma economica, cavalcando l’esasperazione dei cittadini per il carovita sotto la guida repubblicana. Una strategia che gli ha permesso prima di superare le primarie contro la deputata Jasmine Crockett e poi di resistere a un massiccio bombardamento di spot elettorali negativi sui diritti civili e la comunità transgender. A dare la spallata definitiva alla candidatura di Paxton è arrivato perfino l’appoggio pubblico a Talarico da parte di due membri della famiglia Bush, storica dinastia conservatrice texana.
Il crollo di Paxton e la caduta di Abbott
La disfatta repubblicana, definita dal politologo Quardricos Driskell della George Washington University «non solo uno tsunami, ma un vero bagno di sangue politico», si inserisce in una serata disastrosa per il Grand Old Party: oltre al Senato, i Democratici hanno strappato anche la guida dello Stato, estromettendo il governatore uscente Greg Abbott dopo oltre trent’anni di ininterrotto dominio conservatore.
Sulla sconfitta di Paxton hanno pesato i suoi trascorsi controversi: l’impeachment per corruzione tentato dal suo stesso partito nel 2023 (poi conclusosi con l’assoluzione al Senato locale) e le accuse federali di frode finanziaria avanzate dalla SEC e poi archiviate. Nonostante Donald Trump abbia presidiato ripetutamente lo Stato per serrare i ranghi anche nelle contee tradizionalmente blindate, l’elettorato ha espresso un netto rigetto verso la dirigenza uscente.
A fare la differenza è stato il malcontento generale per l’inflazione, il prezzo dei carburanti e l’impatto economico delle politiche tariffarie e delle tensioni internazionali legate alla guerra in Iran. Decisivo, infine, il ripensamento della comunità ispanica — che rappresenta un terzo della popolazione texana —: dopo aver sostenuto Trump alle ultime presidenziali, l’elettorato latino ha manifestato una crescente insofferenza verso la gestione dei confini e l’agenda economica federale, spostando in massa l’ago della bilancia verso il fronte democratico.
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