LA SVOLTA EPIDEMIOLOGICA | Storicamente considerata una patologia della terza età, la neoplasia intestinale registra un'impennata tra gli under 50. Il Regno Unito, tra i Paesi più colpiti, lancia una ricerca senza precedenti su stili di vita e cibi ultra-processati. Per decenni è stata una diagnosi associata quasi esclusivamente all’età avanzata. Oggi, invece, il tumore …
LA SVOLTA EPIDEMIOLOGICA | Storicamente considerata una patologia della terza età, la neoplasia intestinale registra un’impennata tra gli under 50. Il Regno Unito, tra i Paesi più colpiti, lancia una ricerca senza precedenti su stili di vita e cibi ultra-processati.
Per decenni è stata una diagnosi associata quasi esclusivamente all’età avanzata. Oggi, invece, il tumore al colon-retto sta compiendo un’inversione di rotta tanto silenziosa quanto allarmante: dal 1990 a questa parte, i casi precoci sono aumentati in maniera esponenziale nel mondo, con il Regno Unito in testa per rapidità di diffusione. Capire cosa stia innescando questa tendenza è diventata una priorità clinica e scientifica.

Per svelare le cause di questa crescita — in cui l’obesità rappresenta solo il sospettato più immediato —, il King’s College di Londra e l’azienda di scienze della salute Zoe hanno avviato un reclutamento di massa: servono 250 mila volontari per Prospect-UK, uno dei più ambiziosi studi longitudinali mai condotti sul tema.
Cartelle cliniche, stile di vita e campioni biologici
La ricerca seguirà i partecipanti nel corso del tempo incrociando i questionari su abitudini quotidiane, alimentazione e ambiente con le loro cartelle cliniche elettroniche, così da tracciare sul nascere ogni nuova diagnosi. Per un gruppo più ristretto il monitoraggio sarà ancora più stringente, con diari alimentari meticolosi e analisi periodiche su campioni di sangue e feci.
«Nel giro di pochissime generazioni il nostro modo di vivere, mangiare e abitare il pianeta è mutato radicalmente», spiega Sarah Berry, docente al King’s College e coordinatrice della sperimentazione. «Non sappiamo ancora quali di questi cambiamenti stiano alimentando il rischio oncologico e quali, al contrario, proteggano l’organismo. Per individuare i veri fattori scatenanti del tumore precoce servono dati su larga scala e osservazioni prolungate».
Nel carrello della spesa: l’impatto dei cibi ultra-processati marca per marca
Il principale indiziato resta la tavola. Sebbene il tumore al colon tra i giovani sia ancora un evento statisticamente raro, la tendenza desta seria preoccupazione. Oltre la Manica circa il 60% delle calorie quotidiane deriva da cibi ultra-processati, ma liquidare il problema con una categoria generica non basta.
«I prodotti industriali differiscono enormemente tra loro per additivi, lavorazione e profilo nutrizionale, persino all’interno dello stesso scaffale del supermercato», chiarisce Rosiered-Brownson Smith, ricercatrice al King’s College. «Per la prima volta raccoglieremo informazioni dettagliate fin dal singolo marchio commerciale consumato. È l’unico modo per comprendere davvero quali ingredienti o schemi dietetici giochino un ruolo attivo nello sviluppo della malattia».
I numeri dell’allarme
I dati elaborati da Cancer Research UK descrivono con chiarezza l’urgenza dell’indagine:
- Ogni anno nel Regno Unito si contano circa 48.200 nuove diagnosi di cancro all’intestino;
- Tra queste, quasi 2.900 colpiscono la fascia d’età tra i 25 e i 49 anni;
- Tra i primi anni Novanta e il 2019, l’incidenza totale dei tumori tra i 25 e i 49 anni è salita del 24%.
Lo studio Prospect-UK confluirà nell’iniziativa globale Cancer Grand Challenges. L’obiettivo, come sintetizza il direttore del programma David Scott, va oltre la semplice mappa dei fattori di rischio: «La correlazione con dieta e abitudini è plausibile, ma dobbiamo comprendere la complessa rete di interazioni che rende vulnerabile l’organismo in giovane età. Solo così potremo anticipare la malattia e costruire strategie di prevenzione realmente efficaci».





