Dai letti a castello ai rifugi d’emergenza: come IKEA si prepara alla “guerra ibrida” in Europa

In Danimarca i negozi del colosso svedese si candidano a centri di prima accoglienza in caso di blackout, attacchi o alluvioni. Un esempio concreto della nuova strategia europea che arruola i privati nella sicurezza nazionale. COPENAGHEN – Tra le corsie del reparto notte del più grande punto vendita IKEA della Danimarca, il responsabile della sicurezza …

In Danimarca i negozi del colosso svedese si candidano a centri di prima accoglienza in caso di blackout, attacchi o alluvioni. Un esempio concreto della nuova strategia europea che arruola i privati nella sicurezza nazionale.

COPENAGHEN – Tra le corsie del reparto notte del più grande punto vendita IKEA della Danimarca, il responsabile della sicurezza Torben Mortensen cammina tra file di materassi descrivendo uno scenario molto lontano dallo shopping domenicale: la gestione di un’emergenza nazionale.

Dai letti a castello ai rifugi d'emergenza: come IKEA si prepara alla "guerra ibrida" in Europa

In caso di blackout prolungati, alluvioni devastanti o raid mirati contro le infrastrutture critiche, i grandi magazzini del colosso svedese potrebbero trasformarsi rapidamente in centri d’accoglienza o ospedali da campo. Le aree ristoro servirebbero pasti caldi, i generatori interni garantirebbero l’energia e centinaia di letti supplementari verrebbero montati all’istante, prelevando i celebri pacchi piatti direttamente dagli scaffali dei magazzini.

«Vogliamo essere un buon vicino di casa. Vogliamo essere l’azienda capace di supportare la società civile nel momento del bisogno», spiega Mortensen.

Il nuovo fronte della sicurezza civile

L’iniziativa danese riflette una profonda trasformazione in atto in tutta Europa. Di fronte alle crescenti vulnerabilità sistemiche, i governi hanno smesso di fare affidamento esclusivo su forze armate e protezione civile, guardando con sempre maggiore interesse al settore privato per garantire la tenuta del tessuto sociale durante una crisi.

A spingere verso questa integrazione è soprattutto l’escalation di minacce ibride: una sequenza di presunti sabotaggi, cyberattacchi e incidenti infrastrutturali che le autorità europee attribuiscono alla Russia. L’intelligence danese ha recentemente avvertito che Mosca potrebbe intensificare queste operazioni contro i Paesi NATO e gli alleati occidentali, accuse che il Cremlino respinge.

Sul piano istituzionale, la mossa si inserisce nella Preparedness Union Strategy, il piano di preparazione alle crisi varato dall’Unione Europea nel marzo 2025 per incentivare la cooperazione strategica tra Stati membri e imprese private.

La rete delle aziende e il precedente di Valencia

In Danimarca, IKEA aderisce formalmente alla Corporate Coalition for Crisis Preparedness, un network nato per mappare in tempo di pace le risorse che le aziende private possono mobilitare nell’emergenza: posti letto, scorte alimentari, flotte di camion e personale specializzato.

«IKEA è un caso emblematico», sottolinea Maja Broløs, direttrice della coalizione. «Nessuno penserebbe spontaneamente a un negozio di mobili come risorsa strategica per le emergenze. Eppure dispone di spazi enormi, merci stoccate, cucine industriali e generatori autonomi».

Non si tratta di una simulazione teorica. Nell’ottobre 2024, durante le tragiche alluvioni che hanno colpito la regione di Valencia, in Spagna, la filiale locale di IKEA ha aperto i battenti ospitando e assistendo oltre 600 sfollati.

Dall’headquarter del gruppo precisano che non esiste un programma globale standardizzato: la gestione di queste intese resta affidata alla sussidiarietà e ai singoli accordi paese per paese.

Daniela Fresca

Daniela Fresca

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