Dopo 22 anni di scoperte fondamentali su lampi gamma e supernove, il telescopio spaziale conclude la sua missione. Il tentativo di salvataggio robotico è fallito: la caduta sulla Terra è prevista a breve. Un veterano dell’esplorazione spaziale è giunto al capolinea. Il telescopio spaziale Swift della NASA, operativo in orbita bassa da oltre due decenni, …
Dopo 22 anni di scoperte fondamentali su lampi gamma e supernove, il telescopio spaziale conclude la sua missione. Il tentativo di salvataggio robotico è fallito: la caduta sulla Terra è prevista a breve.
Un veterano dell’esplorazione spaziale è giunto al capolinea. Il telescopio spaziale Swift della NASA, operativo in orbita bassa da oltre due decenni, sta perdendo quota in modo irreversibile e il suo rientro distruttivo attraverso l’atmosfera terrestre è atteso a breve.

La traiettoria discendente dell’osservatorio, dal peso di circa 1,5 tonnellate (3.200 libbre), è monitorata costantemente dalla U.S. Space Force e dalla NASA. Secondo le ultime stime ufficiali, l’impatto con gli strati superiori dell’atmosfera è calcolato con un margine di incertezza di circa 11 ore.
Dinamica del rientro e rischi per la Terra
La stragrande maggioranza del satellite andrà distrutta a causa dell’attrito e del calore estremo generato durante la discesa. Tuttavia, come ha spiegato Brad Cenko, responsabile scientifico della missione per la NASA, alcune componenti strutturali particolarmente resistenti — tra cui frammenti di specchi e sezioni in tungsteno, un materiale più denso del piombo — potrebbero superare la barriera atmosferica e raggiungere la superficie terrestre.
La fascia geografica coperta dall’orbita di decadimento include porzioni di Africa, Australia, India, Sud-est asiatico e America centrale e meridionale, ma la probabilità più elevata è che i detriti residui finiscano in mare aperto.
L’agenzia spaziale statunitense ha ridimensionato gli allarmi, definendo il rischio di danni a persone o cose come «estremamente improbabile»: la stima statistica si attesta attorno a 1 su 2.100.
Il fallimento della missione di soccorso
A condannare Swift prima del previsto è stato l’incremento dell’attività solare registrato negli ultimi anni, che ha dilatato l’alta atmosfera terrestre aumentando la resistenza aerodinamica sul satellite e accelerandone la caduta.
Nel tentativo di prolungarne la vita operativa, la NASA aveva affidato alla società privata Katalyst Space una complessa missione di salvataggio orbitale: inviare un robot a tre braccia, battezzato Link, per agganciare Swift e spingerlo su un’orbita più sicura. Tuttavia, dopo il lancio avvenuto a luglio, il veicolo di soccorso ha accusato gravi problemi tecnici, senza riuscire ad avvicinarsi a meno di 11–14 chilometri dall’obiettivo, finendo per rientrare a sua volta distruggendosi nell’atmosfera a settembre.
A fine ottobre, con la quota ormai troppo ridotta per mantenere l’assetto e garantire puntamenti stabili, i tecnici hanno spento definitivamente gli strumenti di bordo.
«Sapevamo che questo giorno sarebbe arrivato ancor prima del lancio: in orbita bassa, tutto ciò che sale prima o poi deve scendere», ha commentato John Nousek, astronomo della Pennsylvania State University che ha guidato il team di controllo a terra.
Ventidue anni da “primo soccorritore” dell’Universo
Lanciato il 20 novembre 2004, l’osservatorio deve il suo nome alla straordinaria agilità (swift, in inglese, significa “rapido”): era progettato per ruotare e ripuntare i propri sensori in una manciata di secondi non appena registrava un segnale energetico improvviso.
Swift ha funzionato come una vera e propria vedetta cosmica per i grandi osservatori come Hubble e James Webb:
- Ha individuato oltre 2.000 lampi di raggi gamma (GRB), le esplosioni più potenti dell’universo generate dal collasso di stelle massicce o dalla fusione di stelle di neutroni.
- Ha registrato più di 1.400 supernove, oltre a sciami di comete, asteroidi e buchi neri intenti a sbranare stelle di passaggio.
Come ha ricordato Shawn Domagal-Goldman, direttore della divisione di Astrofisica della NASA, «l’energia sprigionata da questi eventi non è paragonabile a nessun’arma nucleare: parliamo letteralmente delle deflagrazioni più colossali del cosmo».
Con l’uscita di scena di Swift, la comunità astrofisica internazionale perde un punto di riferimento insostituibile, lasciando un vuoto operativo che la comunità scientifica dovrà ora colmare con le missioni di nuova generazione.
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