L'informazione non può mettersi a fare politica. Ancora di più se l'informazione é di Stato, ovvero pagata e mantenuta con i soldi dei cittadini, dei contribuenti. Sappiamo bene che il 95% dell'informazione in Italia é nelle mani di partiti politici o imprenditori che manipolano il pensiero dei propri lettori attraverso la stampa o la televisione, …
L’informazione non può mettersi a fare politica. Ancora di più se l’informazione é di Stato, ovvero pagata e mantenuta con i soldi dei cittadini, dei contribuenti. Sappiamo bene che il 95% dell’informazione in Italia é nelle mani di partiti politici o imprenditori che manipolano il pensiero dei propri lettori attraverso la stampa o la televisione, siano essi di sinistra, di destra o di centro. Questo va bene nel momento in cui lo fanno con i propri soldi. Non va bene se per farlo, perennemente a debito, lo fanno con i contributi all’editoria, contributi che a loro volta sono pagati dallo Stato, dunque alimentati dalle tasse degli italiani.
Purtroppo i giornalisti indipendenti sono bistrattati in questo paese. Coloro che obiettano il pensiero del proprio editore vengono declassati e questo non va bene quando hai famiglia, mutuo e figli a carico. Alla fine però si diventa tutti dei venditori di pensieri politici, dei divulgatori di campagne elettorali e di propagande politiche, un pò come succedeva negli anni del comunismo sovietico. Non è cambiato molto a guardarli da fuori. Ormai tutti scrivono in base ad una sceneggiatura che viene loro presentata dal proprio editore. Prova a fare diversamente che sei fuori dai giochi. Coloro che non la pensano come il direttore sono considerati sovversivi. Ma come detto, ognuno con i propri soldi fa quello che vuole. Ecco perché come primo passo l’abolizione dei fondi all’editoria sarebbe una decisa presa di posizione. Una situazione in cui finalmente il giornalismo italiano avrebbe l’opportunità di dimostrare le proprie capacità. Probabilmente il 90% chiederebbe entro l’anno, un restante 5% sopravviverebbe con la pubblicità per non più di 3 anni e l’ultimo 5% farebbe quadrare i conti onestamente facendo vero giornalismo. Si ma in questo modo si perderebbero le voci di partito, i direttori consenzienti e le redazioni di supporto alle campagne elettorali. Ecco perché tutto questo verrà sempre tenuto in piedi. Attraverso contratti da fame e vendite improvvise a gruppi stranieri che sanno meno di niente dell’informazione nel nostro paese.
Ma in tutto questo il giornalismo vi chiederete voi, cosa c’entra? Nulla, proprio nulla ed é proprio questo il punto. L’informazione deve essere libera e indipendente. Non deve avere bandiera o colore. Non deve avere idee politiche e non deve esprimere giudizi. Deve semplicemente raccontare la verità, i fatti per quello che sono e non per quello che potrebbero essere o significare.
Ecco il punto dolente, il giornalismo di oggi é troppo spesso ben distante dalla realtà, ma deve essere esattamente così. Su misura di un sistema di informazione che deve rimanere sotto controllo, proprio grazie a quei contributi, vi ricordate, di cui parlavo prima, con i quali ci si pagano i mutui, le vacanze, le case, le bollette e gli aperitivi.
I tempi del Washington Post e del Watergate sono ormai ricordi sbiaditi di film d’epoca che non torneranno mai di moda. Ma non per questo dobbiamo fingere di accettare e condividere l’informazione che fingono di regalarci ogni giorno.
Questo non é più giornalismo.






