Allarme El Nino, potrebbe essere il più violento degli ultimi 40 anni

L’attuale fenomeno di El Niño potrebbe rivelarsi il più intenso da quando sono iniziate le rilevazioni sistematiche quattro decenni fa. A lanciare l’allarme sono le Nazioni Unite e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), avvertendo che il pianeta si trova ormai nella «zona di pericolo da meteo estremo». Secondo le proiezioni dell'OMM, l’evento climatico raggiungerà una magnitudo classificata come …

L’attuale fenomeno di El Niño potrebbe rivelarsi il più intenso da quando sono iniziate le rilevazioni sistematiche quattro decenni fa. A lanciare l’allarme sono le Nazioni Unite e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), avvertendo che il pianeta si trova ormai nella «zona di pericolo da meteo estremo».

Allarme El Nino, potrebbe essere il più violento degli ultimi 40 anni

Secondo le proiezioni dell’OMM, l’evento climatico raggiungerà una magnitudo classificata come «molto forte» (il livello massimo previsto dalla scala di intensità) nei prossimi mesi, con una probabilità prossima al 100% di persistere almeno fino a febbraio.

«Fuori scala»: l’avvertimento degli esperti

«Se la traiettoria attuale proseguirà, ci troveremo di fronte a un fenomeno più potente di qualunque altro osservato da quando monitoriamo il clima: letteralmente fuori scala rispetto ai parametri degli ultimi quarant’anni», ha dichiarato a Ginevra la direttrice generale dell’OMM, Celeste Saulo.

Il picco è atteso verso la fine dell’anno, ma l’impatto sul clima globale si farà sentire a lungo. Gli oceani rilasciano infatti il calore accumulato nell’atmosfera con tempi lenti, facendo lievitare le temperature medie terrestri soprattutto nell’anno successivo all’evento. Dopo i record storici di calore registrati nel recente biennio 2023–2024, gli scienziati non escludono nuovi picchi termici mondiali.

Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha rincarato la dose: «Il pianeta sta navigando in acque inesplorate e sempre più calde. La corsa ora è tra i rischi crescenti e la nostra capacità di agire per proteggere le popolazioni: è una gara che dobbiamo vincere».

Che cos’è El Niño e perché preoccupa

El Niño è una fluttuazione climatica naturale e ciclica (si ripete ogni 2–7 anni alternandosi con la fase fredda, La Niña) caratterizzata da un anomalo riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale centrale e orientale.

Sebbene non sia causato direttamente dal riscaldamento globale, gli scienziati evidenziano come la combustione di fonti fossili e l’aumento delle temperature globali agiscano da acceleratore, amplificando a dismisura gli effetti meteo estremi.

Nel Pacifico tropicale i dati indicano anomalie termiche allarmanti:

  • Tra fine luglio e metà agosto, le temperature superficiali sono salite tra +2,2 °C e +2,6 °C oltre la media.
  • In alcune aree, le temperature oceaniche di profondità sono risultate di oltre 8 °C superiori alla norma.

Gli impatti: economie a rischio e anomalie globali

I cambiamenti nella pressione atmosferica e nei venti causati dal fenomeno si ripercuoteranno su scala planetaria tra settembre e novembre, con temperature previste sopra la media in quasi tutte le aree continentali:

  • Siccità prolungate e incendi: particolarmente a rischio Indonesia, Australia e il bacino dell’Amazzonia.
  • Perturbazioni e alluvioni: possibili interruzioni dei monsoni in India e piogge torrenziali concentrate in altre zone tropicali ed extra-tropicali.
  • Colpo alle filiere produttive: l’OMM invita i governi a mobilitare subito i sistemi di protezione civile, segnalando rischi critici per l’agricoltura, la sicurezza idrica, la sanità pubblica e le reti energetiche.

«Non c’è tempo da perdere», conclude Celeste Saulo: gli impatti di un El Niño eccezionale sono destinati a colpire duramente le comunità e le economie di mezzo mondo.

Paolo Locatelli

Paolo Locatelli

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