AVALON (California) – Potrebbero presto sparire per sempre i cervi mulo dell’isola di Santa Catalina, celebre meta turistica nel sud della California. Quasi tutti i circa 2.000 esemplari presenti sul territorio sono destinati all'abbattimento nell'ambito di un piano d'emergenza volto a tutelare la flora autoctona e a ridurre il rischio di devastanti incendi boschivi. La controversa …
AVALON (California) – Potrebbero presto sparire per sempre i cervi mulo dell’isola di Santa Catalina, celebre meta turistica nel sud della California. Quasi tutti i circa 2.000 esemplari presenti sul territorio sono destinati all’abbattimento nell’ambito di un piano d’emergenza volto a tutelare la flora autoctona e a ridurre il rischio di devastanti incendi boschivi.

La controversa operazione ha appena superato un ostacolo legale decisivo: un giudice della contea di Los Angeles ha respinto provvisoriamente il ricorso presentato dagli oppositori, aprendo di fatto la strada alla Catalina Island Conservancy per avviare il piano di contenimento. L’ente no profit, che gestisce circa l’88% dell’isola, intende azzerare la quasi totalità della popolazione di cervi nel corso dei prossimi cinque anni, a partire dall’abbattimento mirato di circa 200 capi nei prossimi due mesi.
La minaccia ambientale e il rischio incendi
Sebbene i cervi siano diventati negli anni una presenza familiare e amata da residenti e turisti – soliti incontrarli persino nel centro urbano di Avalon –, gli scienziati lanciano l’allarme da tempo. L’appetito insaziabile di questi ungulati per gli arbusti nativi ha favorito la proliferazione incontrollata di erbe infestanti invasive.
Come spiega Anna L. Jacobsen, biologa vegetale della California State University, Bakersfield, la vegetazione autoctona, già provata dai cambiamenti climatici e dai gravi roghi del 2006 e 2007, non riesce a rigenerarsi a causa del pascolo continuo. A rimpiazzarla sono specie vegetali alloctone molto più secche e infiammabili, che facilitano l’innesco e la rapida propagazione delle fiamme. Secondo Max Moritz, esperto nella gestione degli incendi boschivi e consulente per le autorità californiane, la rimozione dei cervi rappresenta l’unica misura concreta ed ecologicamente sostenibile per mettere in sicurezza l’isola.
Perché l’abbattimento è l’unica via
I cervi mulo non sono nativi di Catalina: furono introdotti circa un secolo fa a scopo venatorio. In assenza di predatori naturali, il loro numero è cresciuto a dismisura, resistendo a periodi di siccità e a oltre quarant’anni di caccia sportiva.
Prima di optare per la soluzione estrema, la Conservancy ha valutato diverse alternative:
- Sterilizzazione e contraccettivi: impraticabili su una popolazione così numerosa e distribuita su terreni impervi.
- Recinzioni: escluse per ragioni di fattibilità e impatto sul paesaggio.
- Reintroduzione di grandi predatori: bocciata perché considerata troppo pericolosa per la sicurezza dei residenti e per le altre specie protette.
Il Dipartimento della Pesca e della Fauna Selvatica della California ha approvato il piano a gennaio. Le linee guida prevedono che solo un piccolo gruppo di cervi nei pressi di Avalon venga risparmiato e sterilizzato; inoltre, ai residenti sarà concessa un’ultima stagione di caccia tra fine ottobre e metà dicembre. La carne ottenuta dagli abbattimenti sarà destinata a comunità tribali locali o impiegata nei programmi di ripopolamento del condor della California. Le carcasse vicino a sentieri e strade verranno rimosse, mentre quelle in gole inaccessibili saranno lasciate alla decomposizione naturale.
Le proteste e il dibattito
Il piano ha scatenato un’accesa mobilitazione, unendo su un fronte comune sia i cacciatori sia i gruppi animalisti. Una petizione online per bloccare le uccisioni ha superato le 32.000 firme e la stessa supervisore della contea di Los Angeles, Janice Hahn, ha tentato invano di sollecitare un intervento del governatore Gavin Newsom.
Dall’ente gestore, tuttavia, ribadiscono la necessità della misura: abbattere i cervi «non è mai stata la prima scelta», ha dichiarato Pepe Barton, direttore delle comunicazioni della Conservancy, definendolo un «nobile sacrificio» inevitabile per garantire la sopravvivenza della biodiversità, la salvaguardia dell’economia locale e la sicurezza di tutti gli abitanti dell’isola.




