The Runner delude ampiamente

Diretto da Kevin Macdonald, il film punta tutto su ritmo serrato e tensione urbana, sacrificando coerenza narrativa e approfondimento psicologico. LONDRA — Ottantaquattro minuti di scatti a perdifiato per le strade della capitale britannica, una corsa a ostacoli in tuta tecnica e un ricatto mortale scandito dai secondi che scorrono. Si presenta così The Runner, l'ultimo thriller …

Diretto da Kevin Macdonald, il film punta tutto su ritmo serrato e tensione urbana, sacrificando coerenza narrativa e approfondimento psicologico.

The Runner delude ampiamente

LONDRA — Ottantaquattro minuti di scatti a perdifiato per le strade della capitale britannica, una corsa a ostacoli in tuta tecnica e un ricatto mortale scandito dai secondi che scorrono. Si presenta così The Runner, l’ultimo thriller ad alto tasso adrenalinico diretto da Kevin Macdonald (L’ultimo re di ScoziaState of Play) e interpretato da Gal Gadot, progettato su misura per il consumo rapido da piattaforma streaming.

Scritto da Mark Gibson, il lungometraggio sceglie consapevolmente di mettere da parte la complessità narrativa per affidarsi a una struttura da “corsa contro il tempo”, che richiama classici della tensione telefonica come In linea con l’assassino (Phone Booth) e Cellular.

La trama: un ricatto al cardiopalma

La protagonista è Maia (Gal Gadot), brillante avvocata e madre single, impegnata in un delicato processo per omicidio supportata da un testimone chiave sotto scorta. La routine si spezza la mattina in cui, dopo aver accompagnato a scuola il figlio Noah (Rory Wilmot), Maia inizia la sua consueta sessione di jogging nei parchi londinesi. Durante la corsa riceve la telefonata di un sequestratore anonimo (Damian Lewis): il bambino, affetto da diabete, è stato rapito e rischia una dose letale di insulina a meno che la donna non accetti di eliminare il testimone entro sessanta minuti.

Regia e fotografia: il motore dell’azione

Le immagini in POV lasciano il tempo che trovano e i primi piano stretti su Gal Gadot si potevano evitare o quantomeno ridurre perché alla fine stancano e danno fastidio addirittura.
Il mosso nella cinematografia non lo scopriamo certo in The Runner, ma va dosato e adeguato con parsimonia altrimenti diventa molto fastidioso, come in questo caso. Ma non solo, i primi piani stretti così frequenti a cosa servono?

I limiti della sceneggiatura

Il punto debole dell’opera emerge nei tentativi di dare spessore alla protagonista attraverso dialoghi telefonici didascalici. Per giustificare la sua resistenza atletica e l’abilità con le armi, la sceneggiatura ricorre a retroscena fin troppo comodi — un passato da campionessa di pentathlon e un trauma d’infanzia irrisolto, mentre le motivazioni e i piani alternativi del villain faticano a reggere sul piano della pura logica.

The Runner si configura in definitiva come un esercizio di puro intrattenimento cinetico: un prodotto che chiede allo spettatore una decisa sospensione dell’incredulità, ma che taglia il traguardo grazie alla velocità dell’esecuzione e all’impatto scenico della sua protagonista.

Un film che anche se si dovesse perdere non cambia nulla della nostra vita. A tratti noioso e lento, nonostante il titolo. Gal Gadot regge bene tutto il film con un’interpretazione non da oscar, ma sufficientemente elevata per attirare l’attenzione di un occhio e un orecchio esperto. Lei la sola nota positiva, il solo 6 in pagella. Il resto molto insufficiente.
Un film che non lascia nemmeno l’amaro in bocca perché passa indifferente ai nostri occhi che sperano invano nel cambio di marcia che alla fine arriva, ma ormai troppo tardi.
Forse meglio fermarsi ad una stella e mezza, due sarebbero troppe.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: The Runner
  • Regia: Kevin Macdonald
  • Sceneggiatura: Mark Gibson
  • Cast: Gal Gadot, Damian Lewis, Rory Wilmot, Alfred Enoch
  • Fotografia: Anthony Dod Mantle
  • Durata: 84 minuti
Elisabetta Pergoli

Elisabetta Pergoli

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