Il legame tra consumo di alcol e cancro è più esteso e pericoloso di quanto si creda. A confermarlo è uno studio pubblicato su The Lancet Regional Health – Americas, secondo cui i decessi per tumori attribuibili all'alcol negli Stati Uniti sono più che raddoppiati negli ultimi trent'anni, passando da circa 11.400 nel 1990 a oltre …
Il legame tra consumo di alcol e cancro è più esteso e pericoloso di quanto si creda. A confermarlo è uno studio pubblicato su The Lancet Regional Health – Americas, secondo cui i decessi per tumori attribuibili all’alcol negli Stati Uniti sono più che raddoppiati negli ultimi trent’anni, passando da circa 11.400 nel 1990 a oltre 23.100 nel 2023.

L’impatto non riguarda solo il fegato: i ricercatori hanno registrato incrementi significativi anche nei tumori del colon-retto, del seno, dell’esofago e del pancreas.
«La scoperta più sorprendente è stata l’ampiezza dell’impatto dell’alcol su molteplici forme tumorali», ha spiegato il dottor Chinmay Jani, autore corrispondente dello studio e oncologo presso il Sylvester Comprehensive Cancer Center. «Se il legame con il cancro al fegato è noto, il suo contributo a neoplasie di colon-retto, esofago, mammella, pancreas e prostata è ancora ampiamente sottovalutato dall’opinione pubblica».
Un dato cruciale emerso dalla ricerca riguarda le dosi: il rischio oncologico comincia a salire già con una soglia compresa tra 5 e 15 grammi al giorno. Per dare un termine di confronto, i CDC statunitensi fissano l’equivalente di una “bevanda standard” a 14 grammi di alcol puro (circa un bicchiere di vino o una lattina di birra).
La ricerca, firmata dal Sylvester Comprehensive Cancer Center (Miller School of Medicine dell’Università di Miami), ha analizzato tre decenni di dati tratti dal Global Burden of Disease. Pur considerando i limiti intrinseci di uno studio osservazionale retrospettivo, le conclusioni confermano il peso decisivo dello stile di vita sulla prevenzione.
«Il rischio oncologico legato all’alcol non riguarda una sola patologia o una fascia ristretta della popolazione», ha ribadito l’autore senior Gilberto Lopes. «Come medici dobbiamo far capire che l’alcol è un fattore di rischio modificabile: anche piccole riduzioni consapevoli possono fare la differenza nella salute pubblica».




