Uccisa a 8 anni nel 1960 mentre andava a messa. La genealogia genetica e un'impronta digitale incastrano Thomas F. McInerney Jr., morto nel 2006 dopo una carriera pluridecorata. Ci sono voluti sessantacinque anni, ma il mistero della scomparsa e dell'omicidio di Gloria Kowalewicz ha finalmente un colpevole. A spezzare la vita della bambina di appena …
Uccisa a 8 anni nel 1960 mentre andava a messa. La genealogia genetica e un’impronta digitale incastrano Thomas F. McInerney Jr., morto nel 2006 dopo una carriera pluridecorata.
Ci sono voluti sessantacinque anni, ma il mistero della scomparsa e dell’omicidio di Gloria Kowalewicz ha finalmente un colpevole. A spezzare la vita della bambina di appena 8 anni non fu un predatore qualunque, bensì un uomo che per quasi tre decenni ha indossato la divisa: Thomas F. McInerney Jr., all’epoca giovane agente di pattuglia e in seguito promosso a detective della sezione omicidi della polizia di Chicago (CPD).

Una verità amara che arriva fuori tempo massimo: McInerney è morto nel 2006 all’età di 70 anni a Las Vegas, dopo una carriera impeccabile e senza aver mai scontato un solo giorno di carcere.
La scomparsa nel tragitto verso la chiesa
La mattina di sabato 12 novembre 1960, Gloria uscì dalla sua casa nel South Side di Chicago poco prima delle 8:00. Indossava un vestito a quadri rosa e marroni e calzamaglie blu scelte dalla madre. Avrebbe dovuto percorrere pochi isolati a piedi per raggiungere la chiesa di St. Mary of Mount Carmel per la messa mattutina.
In chiesa, però, non arrivò mai. Rapita lungo la strada, la bambina venne portata in una riserva boschiva a sud-ovest della città, uccisa con due colpi di pistola alla testa e abbandonata in un fosso. Fu un automobilista di passaggio, attirato dai colori vivaci del vestito tra la vegetazione, a scorgere il corpo.
Le ricerche scatenate dalla sua scomparsa avevano già mobilitato centinaia di agenti e portato all’interrogatorio di migliaia di persone, senza alcun esito. Ai funerali parteciparono oltre mille cittadini sotto shock.
La svolta: DNA forense e genealogia genetica
Gli inquirenti dell’epoca ebbero però l’intuizione di repertare e custodire con scrupolo gli elementi trovati sul luogo del delitto: un proiettile, il cappotto, le scarpette, la borsetta bianca della prima comunione contenente il libretto delle preghiere e, soprattutto, un’impronta digitale parziale isolata sulla tracolla della borsa.
Il caso è rimasto formalmente aperto per decenni:
- Nel 2010, i progressi scientifici permisero di estrarre un profilo biologico maschile da tracce organiche rimaste sugli indumenti della vittima, ma i database criminali non restituirono alcuna corrispondenza.
- Nel 2024, su richiesta della polizia locale, l’FBI ha applicato la genealogia genetica per investigazioni — la stessa tecnologia utilizzata per catturare il celebre Golden State Killer in California. Incrociando il DNA ignoto con i profili genealogici presenti nelle banche dati pubbliche, i genetisti sono risaliti all’albero familiare di McInerney.
- Il riscontro definitivo: una volta ottenuto il nome, gli investigatori hanno confrontato l’impronta repertata nel 1960 con i cartellini dattiloscopici depositati da McInerney nel 1959 al momento dell’arruolamento in polizia. La corrispondenza è risultata perfetta.
Una vita al riparo dai sospetti
Nel 1960, McInerney aveva 24 anni ed era un semplice agente assegnato all’area ovest della città; nel 1964 ottenne la promozione a detective della omicidi, ruolo che ricoprì fino alla pensione nel 1987 dopo 28 anni di servizio.
Veterano dell’esercito, padre di cinque figli e nonno, l’uomo si era poi trasferito in Nevada, dove continuò a lavorare nel settore giudiziario come investigatore per l’ufficio dei difensori pubblici federali, ottenendo persino un encomio ufficiale nel 2003 prima del ritiro definitivo.
«McInerney non avrebbe mai dovuto indossare il distintivo del CPD. È straziante accettare che non sia stato identificato e chiamato a rispondere delle sue azioni mentre era ancora in vita», ha commentato il dipartimento di polizia di Chicago in una nota ufficiale.
Anche il fratello minore di Gloria, Adam Kowalewicz — neonato all’epoca della tragedia — ha espresso rabbia per l’impunità dell’agente: «Purtroppo ha vissuto una vita serena ed è morto pacificamente. Non ha mai pagato il suo debito con la giustizia terrena; resta solo da sperare che lo stia pagando altrove».
L’ombra di altri delitti irrisolti
Resta senza risposta il movente: la famiglia di McInerney abitava a meno di un miglio dai Kowalewicz, ma non risulta alcun legame o contatto pregresso tra l’uomo e la bambina.
Ora il profilo genetico dell’ex poliziotto è stato inserito nel sistema nazionale CODIS dell’FBI. Gli analisti federali stanno scandagliando gli archivi dei casi irrisolti degli anni ’60, ’70 e ’80 nell’area metropolitana di Chicago per verificare se l’omicidio di Gloria sia stato un episodio isolato o l’inizio dell’attività criminale di un predatore seriale rimasto in divisa per tutta la carriera.





