PARIGI — La rabbia delle aule scolastiche ha ormai rotto gli argini, trasformando mezza Francia nel teatro di una guerriglia urbana che spaventa le istituzioni. Quella che doveva essere una settimana di mobilitazione contro i tagli e la decadenza dell’istruzione pubblica è degenerata in una spirale di violenze senza precedenti, culminata a Marsiglia in un …
PARIGI — La rabbia delle aule scolastiche ha ormai rotto gli argini, trasformando mezza Francia nel teatro di una guerriglia urbana che spaventa le istituzioni. Quella che doveva essere una settimana di mobilitazione contro i tagli e la decadenza dell’istruzione pubblica è degenerata in una spirale di violenze senza precedenti, culminata a Marsiglia in un episodio che ha scioccato l’opinione pubblica: un dirigente scolastico e alcuni collaboratori aggrediti e cosparsi di carburante davanti ai cancelli del liceo Victor Hugo.

Poco distante, all’esterno dell’istituto Saint-Exupéry, un camion dei pompieri intervenuto per spegnere un incendio è stato preso d’assalto e dato alle fiamme. Scendendo lungo la mappa delle tensioni, la cronaca racconta una scia di devastazioni: a Nantes il liceo Nelson Mandela è stato parzialmente danneggiato da un rogo, mentre nella cintura parigina — tra Pantin e l’ateneo di Saint-Denis — la giornata è trascorsa tra barricate improvvisate, lanci di sassi e l’aria resa irrespirabile dai gas lacrimogeni della polizia.
I numeri restituiscono la dimensione di un braccio di ferro fuori controllo. Con oltre 350 istituti superiori e una quindicina di università paralizzati dai blocchi, il bilancio provvisorio conta più di 600 fermi, oltre un centinaio di feriti tra i manifestanti e più di ottanta poliziotti contusi. Nel frattempo, l’Ispettorato della polizia nazionale ha aperto tre inchieste interne sui metodi d’intervento degli agenti, dopo che uno studente è rimasto gravemente ferito alla testa durante gli scontri a Tours.
La miccia, innescata dall’Union syndicale lycéenne e sostenuta dalle sigle universitarie, brucia attorno a problemi strutturali ormai cronici: cattedre scoperte, assenza cronica di supplenti, aule degradate e una cronica mancanza di fondi che sta strozzando la scuola pubblica. La degenerazione dei picchetti ha però cambiato le carte in tavola. Di fronte a una crisi che minaccia di saldarsi con il malcontento sociale più ampio, il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato d’urgenza a Parigi un vertice interministeriale di crisi, nel tentativo di fermare una deriva che rischia di paralizzare l’intero Paese.





