STOCCOLMA — Il Premio Nobel per la Letteratura va ad Anne Carson. L'Accademia di Svezia ha incoronato la poetessa, saggista e grecista canadese per la sua straordinaria capacità di far dialogare antichità e presente, abbattendo ogni barriera tra generi letterari. La notizia l’ha raggiunta in Islanda mentre era «ad ascoltare il vento», ha raccontato la …
STOCCOLMA — Il Premio Nobel per la Letteratura va ad Anne Carson. L’Accademia di Svezia ha incoronato la poetessa, saggista e grecista canadese per la sua straordinaria capacità di far dialogare antichità e presente, abbattendo ogni barriera tra generi letterari.
La notizia l’ha raggiunta in Islanda mentre era «ad ascoltare il vento», ha raccontato la segretaria permanente Ingrid Carlberg, descrivendo un’autrice sorpresa e disorientata dal trionfo.
A 76 anni, Carson rappresenta una voce unica nel panorama contemporaneo. Nata a Toronto, ha costruito la propria carriera muovendosi con naturalezza tra poesia, saggistica e finzione. Nelle sue pagine il mondo antico non è mai una reliquia del passato, ma materia viva che pulsa accanto a riferimenti moderni come Virginia Woolf, John Keats ed Emily Brontë.

Al cuore della sua scrittura c’è, come ha ricordato il presidente del comitato Anders Olsson, «l’ossessione del filologo per le parole che si unisce al bisogno del poeta di inventare nuovi significati». Ne sono nati capolavori come Eros il dolceamaro, indagine sul tormento del desiderio nell’antica Grecia, e Autobiografia del rosso, folgorante romanzo in versi. Perfino le sue versioni di Saffo, Sofocle ed Euripide superano il concetto tradizionale di traduzione per diventare creazioni autonome, dense di tensione e originalità.
Ma l’opera di Carson sa essere anche profondamente intima e dolorosa. Con Nox (2010), l’autrice ha trasformato il lutto per la perdita del fratello Michael in un oggetto a metà tra il libro e la scultura: una scatola che racchiude lettere, fotografie, appunti e versi di Catullo piegati a fisarmonica.
Più di recente, accanto all’uscita dell’antologia Wrong Norma (2024), la scrittrice ha scelto di raccontare apertamente la convivenza con il morbo di Parkinson sulle pagine della London Review of Books. Lo ha fatto soffermandosi su un dettaglio intimo e devastante per chi vive di scrittura: la progressiva perdita della grafia. «La brutta scrittura è sgradevole, ma soprattutto inautentica: senti che non ti appartiene più».
Il riconoscimento, accompagnato da un premio di 12 milioni di corone svedesi (circa 1,2 milioni di dollari), corona una stagione dei Nobel che ha già premiato le scoperte sull’optogenetica in medicina, la fisica dei neutrini e la chiralità molecolare in chimica, in attesa dell’assegnazione del Nobel per la Pace.





