C'è stato un tempo in cui sul Triglav si sciava anche d'estate, tra le vette che per generazioni hanno incarnato l'anima alpina della Slovenia. Oggi di quel gigante bianco restano solo frammenti sparsi, destinati a estinguersi in una questione di giorni. La cronaca della sua fine è tracciata con precisione scientifica dal 1946: allora copriva …
C’è stato un tempo in cui sul Triglav si sciava anche d’estate, tra le vette che per generazioni hanno incarnato l’anima alpina della Slovenia. Oggi di quel gigante bianco restano solo frammenti sparsi, destinati a estinguersi in una questione di giorni.
La cronaca della sua fine è tracciata con precisione scientifica dal 1946: allora copriva 14 ettari, poi l’agonia lenta fino a perdere lo status funzionale di ghiacciaio, incapace di rigenerarsi. Per Miha Pavšek, geografo dell’Accademia Slovena delle Scienze, non è solo una statistica: «Lo studio da trent’anni, ma ormai è finita. Gli ultimi residui si scioglieranno a brevissimo».

A condannarlo definitivamente è stata la combinazione fatale degli ultimi mesi: nevicate invernali scarse, disgelo precoce e un’estate rovente che non ha lasciato scampo nemmeno alle pareti più riparate e ombreggiate della montagna.
La scomparsa del Triglav è il presagio di una crisi più estesa. Nel continente a più rapido riscaldamento del pianeta, l’allarme si sposta ora sulla sicurezza idrica: il declino dei ghiacciai austriaci rischia di prosciugare i corsi di Drava e Mura, mettendo in ginocchio le coltivazioni e i campi irrigati che nutrono la pianura slovena.




