Il cronista dell'Hokkaido Shimbun è stato fermato a Sakhalin dall'FSB mentre tentava di lasciare la Russia. Il tribunale dispone due mesi di custodia cautelare. Un giornalista giapponese è stato arrestato in Russia con l'accusa di aver raccolto informazioni riservate sulle capacità di difesa del Paese. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Interfax, l'operazione è stata …
Il cronista dell’Hokkaido Shimbun è stato fermato a Sakhalin dall’FSB mentre tentava di lasciare la Russia. Il tribunale dispone due mesi di custodia cautelare.
Un giornalista giapponese è stato arrestato in Russia con l’accusa di aver raccolto informazioni riservate sulle capacità di difesa del Paese. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Interfax, l’operazione è stata condotta dal Servizio Federale per la Sicurezza (FSB) nella regione dell’Estremo Oriente di Sakhalin, proprio mentre il reporter si preparava a lasciare il territorio russo. L’uomo, di cui non sono state rese note le generalità, lavorava per il quotidiano giapponese Hokkaido Shimbun.

Subito dopo il fermo, il reporter è stato trasferito in aereo a Mosca e condotto in carcere. In un video diffuso dagli stessi servizi di sicurezza, si vedono tre agenti a volto coperto bloccare il giornalista a terra e poi caricarlo a bordo di un velivolo, mentre una voce fuori campo lo accusa formalmente di spionaggio. Comparso in seguito all’interno della gabbia di sicurezza di un’aula di tribunale della capitale russa, il giornalista è stato sottoposto a un provvedimento di custodia cautelare in carcere per la durata iniziale di due mesi.
In una nota ufficiale, l’FSB ha dichiarato di aver «sventato l’attività illegale» del cronista:
«A seguito di attività d’intelligence, è stato accertato che il soggetto raccoglieva e conservava informazioni relative alle capacità difensive del Paese con l’intento di trasmetterle a servizi d’intelligence stranieri, a detrimento della sicurezza della Federazione Russa.»
Il nodo diplomatico e la disputa delle Curili
L’arresto si inserisce in una fase di forte gelo diplomatico. Mosca classifica formalmente Tokyo come un Paese «ostile», a causa dell’adesione del Giappone alle sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina. Tra le due nazioni, del resto, non è mai stato firmato un trattato di pace formale al termine della Seconda guerra mondiale, a causa della contesa territoriale sulle Isole Curili (note a Tokyo come “Territori del Nord”), la cui porzione meridionale ricade sotto l’amministrazione della regione russa di Sakhalin.
I rapporti si sono ulteriormente inaspriti lo scorso agosto in seguito alla visita di Vladimir Putin a Iturup, una delle isole più settentrionali dell’arcipelago conteso. La premier giapponese Sanae Takaichi aveva duramente condannato la missione, definendola «incompatibile con la posizione di Tokyo sui Territori del Nord e del tutto inaccettabile». Mosca aveva risposto convocando l’ambasciatore giapponese per protestare contro le dichiarazioni definite «anti-russe», ribadendo che la sovranità russa sull’area è «assolutamente incrollabile». Negli ultimi anni, il Cremlino ha progressivamente rafforzato la propria presenza militare sulle isole, vanificando i tentativi negoziali del passato.
La diplomazia dei detenuti
Il fermo del giornalista nipponico richiama alla memoria una prassi ormai ricorrente a Mosca: l’arresto di cittadini stranieri con accuse di spionaggio o altri reati per poi utilizzarli come leva negoziale in scambi di prigionieri con l’Occidente. Il precedente più rilevante risale all’agosto 2024, quando la Russia liberò i giornalisti statunitensi Evan Gershkovich e Alsu Kurmasheva, l’ex marine Paul Whelan e diversi dissidenti russi, all’interno di un maxi-scambio multinazionale che coinvolse oltre venti detenuti.




