Nepal, nuova ondata di piena nel distretto di Gorkha: case e ponti distrutti, 5 dispersi

KATHMANDU — Una violenta ondata di piena ha travolto il corso del fiume Budhi Gandaki, nel distretto centrale di Gorkha, spazzando via abitazioni, ponti sospesi e danneggiando parte di una centrale idroelettrica. L'esercito nepalese ha tratto in salvo 95 persone, tra cui nove cittadini stranieri. Al momento non si registrano vittime confermate, ma le autorità …

KATHMANDU — Una violenta ondata di piena ha travolto il corso del fiume Budhi Gandaki, nel distretto centrale di Gorkha, spazzando via abitazioni, ponti sospesi e danneggiando parte di una centrale idroelettrica. L’esercito nepalese ha tratto in salvo 95 persone, tra cui nove cittadini stranieri. Al momento non si registrano vittime confermate, ma le autorità segnalano almeno cinque dispersi.

KATHMANDU — Una violenta ondata di piena ha travolto il corso del fiume Budhi Gandaki, nel distretto centrale di Gorkha, spazzando via abitazioni, ponti sospesi e danneggiando parte di una centrale idroelettrica. L'esercito nepalese ha tratto in salvo 95 persone, tra cui nove cittadini stranieri. Al momento non si registrano vittime confermate, ma le autorità segnalano almeno cinque dispersi.

Il disastro si è consumato nella mattinata di domenica, proprio mentre le comunità locali si preparavano a celebrare l’inizio del Dashain, la principale festività religiosa del Paese. Le immagini diffuse documentano la violenza delle acque che scendono lungo la vallata, cancellando in pochi istanti un intero complesso edilizio. Secondo l’Autorità nazionale per la gestione e la riduzione dei rischi di disastro, oltre 200 abitazioni risultano danneggiate e più di 650 persone sono state direttamente colpite dall’esondazione.

I soccorsi e i villaggi isolati Diversi insediamenti montani sono rimasti completamente isolati via terra. L’esercito ha mobilitato quattro elicotteri per raggiungere le aree più remote, dove i soccorsi aerei rappresentano l’unica via d’accesso rimasta.

«Non avevamo mai visto una piena di queste proporzioni», ha raccontato al Kathmandu Post Ganesh Karki, residente del villaggio di Jagatbagar, fuggito in una foresta a circa 500 metri a monte dopo un allarme ricevuto all’alba. «La corrente è salita bruscamente per circa quindici minuti, con ondate intermittenti per tutta la mattinata. Adesso abbiamo paura di tornare a casa per la notte».

Nel giro di appena due ore, i livelli idrometrici del fiume sono balzati da due metri a quasi otto metri e mezzo. La furia dell’acqua ha travolto la stazione di rilevamento idrologico locale, interrompendo la trasmissione dei dati, e ha trascinato via i macchinari di un cantiere idroelettrico.

Le cause al vaglio dei tecnici Le ragioni esatte dell’evento non sono ancora state accertate. Tra le ipotesi avanzate dai tecnici figurano una frana che avrebbe temporaneamente ostruito il bacino a monte creando una diga naturale poi collassata, oppure una valanga di ghiaccio segnalata da alcuni testimoni a quote più elevate. Benché la colata detritica sia risultata di entità e velocità inferiori rispetto a quella che due mesi fa ha sconvolto le aree al confine con il Tibet (causando oltre 1.400 vittime), la situazione resta di massima allerta.

Sul posto si stanno muovendo anche le organizzazioni umanitarie. Tara Chettry, direttrice di Save the Children in Nepal, ha sottolineato il forte impatto psicologico e materiale sui più giovani: «La vita di molti bambini è stata stravolta ancora una volta. Gran parte delle famiglie del Gorkha stava appena cercando di riprendersi dalle devastazioni di agosto».

La conformazione dell’Himalaya rende il Nepal storicamente vulnerabile a sismi e inondazioni improvvise. Tuttavia, avvertono gli esperti, la rapida fusione dei ghiacciai indotta dalla crisi climatica sta intensificando la frequenza e la violenza di questi fenomeni, esponendo le popolazioni locali a rischi sempre più imprevedibili.

Elisabetta Pergoli

Elisabetta Pergoli

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