La cantante accusa il negozio di averla snobbata credendola non all'altezza dei prezzi. I titolari parlano di equivoco, ma lo scontro riaccende il dibattito sul peso dei commenti dei vip sulle piccole attività. Un pomeriggio di shopping a New York si è trasformato in una disputa pubblica a colpi di post tra la cantante e …
La cantante accusa il negozio di averla snobbata credendola non all’altezza dei prezzi. I titolari parlano di equivoco, ma lo scontro riaccende il dibattito sul peso dei commenti dei vip sulle piccole attività.
Un pomeriggio di shopping a New York si è trasformato in una disputa pubblica a colpi di post tra la cantante e conduttrice televisiva Kelly Clarkson e “Art of Play”, una bottega di giochi, puzzle e oggetti d’antiquariato nel quartiere di Brooklyn.

La vicenda è iniziata sabato, quando Clarkson ha affidato a X (ex Twitter) la sua frustrazione dopo aver visitato il negozio. L’artista ha raccontato di essersi sentita liquidata dal personale quando ha mostrato interesse per alcuni articoli: invece di servirla, un commesso le avrebbe suggerito di orientarsi su prodotti “comparabili” ed economici. Una dinamica che la cantante ha paragonato senza mezzi termini alla celebre scena di Pretty Woman, in cui Julia Roberts viene cacciata da una boutique di Rodeo Drive perché ritenuta incapace di spendere: «Vi siete appena persi una vendita enorme», ha concluso Clarkson, invitando sarcasticamente i fan a visitare il locale solo se amano essere trattati con sufficienza.
Nel giro di poche ore il post ha raggiunto milioni di visualizzazioni, innescando una reazione a catena e costringendo i titolari, i gemelli Dan e Dave Buck, a una replica ufficiale via Instagram. Al centro del contendere c’è “Molly”, un raro automa meccanico a forma di uccello canoro fissato al muro del locale e utilizzato durante gli spettacoli di magia del retrobottega.
Secondo la prima versione del negozio, l’oggetto non è mai stato in vendita: il personale avrebbe semplicemente cercato di indirizzare la cantante su articoli effettivamente acquistabili, ribadendo la politica inclusiva del locale, dove chiunque è invitato a entrare e giocare senza obbligo d’acquisto.
La spiegazione non ha però convinto la vincitrice della prima edizione di American Idol, che ha replicato accusando l’attività di mentire: Clarkson ha sostenuto che l’automa esponesse un cartellino da 15.000 dollari e che il commesso avesse confermato la cifra prima di trattarla con condiscendenza. «Non siete solo maleducati, siete anche bugiardi», ha rincarato la dose l’artista, aggiungendo che supportare le piccole imprese non significa esentarle da critiche quando il servizio è scadente.
Con un secondo comunicato, “Art of Play” ha quindi chiarito i dettagli della breve visita, durata circa cinque minuti. Secondo la ricostruzione dei titolari, lo staff avrebbe spiegato alla cliente che il pezzo esposto non era cedibile, ma che l’autore dell’opera – l’artista di Seattle Bliss Kolb – ne possedeva un gemello disponibile proprio per 15.000 dollari. Nel tentativo di proporre un’alternativa concreta, il commesso avrebbe menzionato un automa tradizionale tedesco da 2.000 dollari, ma la cantante avrebbe lasciato il locale prima di poterlo visionare.
La bottega, travolta da un’ondata di commenti negativi da parte di utenti che non hanno mai varcato la soglia del negozio, ha fatto sapere di aver contattato privatamente Clarkson nel tentativo di chiarire il malinteso e lasciarsi l’episodio alle spalle.




