Ricevere una diagnosi di ADHD in età adulta ha permesso a Paris Hilton di comprendere le difficoltà vissute fin dall'infanzia e di lasciarsi alle spalle le etichette con cui era cresciuta. «La gente pensava: "Non si impegna, non le importa, è pigra". O peggio: "È stupida"», ha raccontato Hilton ad ABC News. «Era frustrante subire …
Ricevere una diagnosi di ADHD in età adulta ha permesso a Paris Hilton di comprendere le difficoltà vissute fin dall’infanzia e di lasciarsi alle spalle le etichette con cui era cresciuta.

«La gente pensava: “Non si impegna, non le importa, è pigra”. O peggio: “È stupida”», ha raccontato Hilton ad ABC News. «Era frustrante subire costantemente il giudizio degli altri per qualcosa che non riuscivo a controllare».
L’imprenditrice, DJ e madre di due figli ha scoperto di avere il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) intorno ai vent’anni. L’ADHD, come spiega il National Institute of Mental Health, è una condizione che impatta su concentrazione, autocontrollo e gestione degli impulsi, rendendo complessa l’organizzazione quotidiana.
Hilton ricorda le fatiche scolastiche, in un’epoca in cui di ADHD non si parlava affatto. Solo da adulta, confrontandosi con alcuni amici, ha deciso di approfondire la questione e consultare uno specialista: «Sapere che il mio cervello funziona semplicemente in modo diverso è stato un sollievo immenso».
Il divario di genere nelle diagnosi
La storia di Paris Hilton riflette quella di molte donne. Statisticamente, la diagnosi femminile è più rara e tardiva rispetto a quella maschile: i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) mostrano che tra il 2022 e il 2023 il disturbo è stato diagnosticato al 13% dei ragazzi tra i 3 e i 17 anni, contro il 7% delle coetanee. Complessivamente, nel 2024 l’11,7% dei minori e il 6% degli adulti negli Stati Uniti convive con una diagnosi di ADHD.
Questo divario dipende spesso dalle diverse manifestazioni dei sintomi: secondo l’organizzazione CHADD (Children and Adults with Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), nelle bambine e ragazze prevale la forma disattenta, meno evidente rispetto all’iperattività e all’impulsività più comuni nei maschi.
La mancata diagnosi precoce, osserva Hilton, porta molte giovani a colpevolizzarsi: «Crea confusione e mina l’autostima. Ricevere la diagnosi ha finalmente dato un senso a tutta la mia vita».
Negli ultimi anni, tuttavia, la maggiore informazione e il dibattito sui social hanno favorito un’inversione di tendenza: uno studio evidenzia che la percentuale di donne tra i 23 e i 49 anni diagnosticate è quasi raddoppiata tra il 2020 e il 2022. Molte madri riconoscono i propri sintomi proprio durante il percorso di valutazione dei figli.
Da ostacolo a punto di forza
Oggi Hilton gestisce la propria condizione seguendo un piano terapeutico concordato con il medico e invita chiunque si riconosca in questi sintomi a rivolgersi a un professionista sanitario.
«Senza l’ADHD non sarei l’imprenditrice che sono oggi», conclude. «Ho imparato a considerarlo il mio superpotere e la mia scintilla creativa».





