È di almeno ottanta morti, tra cui un bambino, e quarantaquattro sopravvissuti il tragico bilancio dell’ennesimo naufragio lungo la rotta atlantica. L’imbarcazione, partita dal Gambia lo scorso 7 agosto con oltre cento persone a bordo, è rimasta in balìa dell’oceano per circa ventisei giorni prima di essere intercettata dai soccorsi spagnoli. L'allarme è scattato mercoledì …
È di almeno ottanta morti, tra cui un bambino, e quarantaquattro sopravvissuti il tragico bilancio dell’ennesimo naufragio lungo la rotta atlantica. L’imbarcazione, partita dal Gambia lo scorso 7 agosto con oltre cento persone a bordo, è rimasta in balìa dell’oceano per circa ventisei giorni prima di essere intercettata dai soccorsi spagnoli.

L’allarme è scattato mercoledì sera, quando i mezzi di Salvamento Marítimo hanno individuato la carretta del mare a circa 65 miglia a sud-ovest di Arguineguín, sull’isola di Gran Canaria. Intorno alle 23:00 una nave di soccorso ha raggiunto il punto segnalato, riuscendo a trarre in salvo 44 uomini, tutti di origine subsahariana. Tre di loro, trovati in condizioni disperate, sono stati trasportati d’urgenza in elicottero verso il più vicino ospedale, mentre gli altri superstiti sono sbarcati al porto di Arguineguín alle prime luci di giovedì.
La tragedia riaccende i riflettori sulla pericolosità della rotta canaria e sulle forti tensioni migratorie che interessano i confini spagnoli, inclusa la recente pressione sull’enclave di Ceuta.
Durissima la reazione del presidente delle Canarie, Fernando Clavijo: «È intollerabile continuare a perdere vite in questo modo. L’Atlantico non può trasformarsi in una via della morte a cui assuefarsi», ha scritto sui social, lanciando poi un monito a Madrid e a Bruxelles: «La Spagna ha bisogno di una politica migratoria strutturale e l’Europa deve fare la propria parte. Non possiamo continuare a rincorrere un’emergenza dopo l’altra: qui sono in gioco la dignità e la vita delle persone».





