Ashley St. Clair: «Rifiutati 40 milioni di dollari da Elon Musk per comprare il mio silenzio»

L'ex influencer, tra i volti del nuovo documentario di Alex Gibney sul patron di Tesla, rivela le presunte pressioni economiche e la clausola di riservatezza declinata prima della rottura. VENEZIA – Un’offerta a otto cifre per restare in silenzio. È la clamorosa accusa lanciata da Ashley St. Clair durante la conferenza stampa alla Mostra del Cinema …

L’ex influencer, tra i volti del nuovo documentario di Alex Gibney sul patron di Tesla, rivela le presunte pressioni economiche e la clausola di riservatezza declinata prima della rottura.

Ashley St. Clair: «Rifiutati 40 milioni di dollari da Elon Musk per comprare il mio silenzio»

VENEZIA – Un’offerta a otto cifre per restare in silenzio. È la clamorosa accusa lanciata da Ashley St. Clair durante la conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia, in occasione dell’anteprima di Musk, il nuovo documentario firmato dal regista premio Oscar Alex Gibney.

«Mi sono stati offerti 40 milioni di dollari per non parlare», ha dichiarato l’ex influencer 28enne ai cronisti. «Quando ti trovi davanti a una proposta del genere, inizi inevitabilmente a chiederti che valore abbia la tua voce e perché siano disposti a pagare una cifra così spropositata pur di non farti aprire bocca».

Il documentario fiume e le controversie

L’opera di Gibney, della durata di quasi quattro ore e in uscita nelle sale statunitensi il prossimo 16 ottobre, analizza luci e ombre del magnate sudafricano: dalla sfera privata – segnata da 14 figli avuti con quattro partner differenti e da aspre battaglie per l’affidamento – fino all’ascesa politica, all’alleanza con Donald Trump e all’acquisizione di Twitter/X.

St. Clair, che con Musk condivide un figlio di nome Romulus, è oggi una delle voci più critiche nei confronti del numero uno di Tesla e SpaceX. Oltre al contenzioso legale per la custodia del bambino, la donna ha colto l’occasione al Lido anche per fare autocritica rispetto al suo passato tra le fila della destra conservatrice: «Sono stata ingenua, ma l’ignoranza non giustifica il ruolo avuto allora. Spero che espormi oggi e provare a reagire serva a rimediare almeno in parte».

L’accordo di riservatezza (NDA)

Non è la prima volta che l’influencer fa riferimento a tentativi di compravendita del suo silenzio. Già lo scorso giugno, ospite del format web di Don Lemon, aveva raccontato i dettagli del presunto accordo: «Inizialmente Elon aveva inviato un messaggio a me e al suo collaboratore Jared Birchall in cui diceva: “Invia ad Ashley 15 milioni di dollari per una casa e una riserva di capitale”. Pochi giorni dopo, Jared mi ha intrattenuto per due ore al telefono spiegandomi che avrei dovuto sottoscrivere un accordo di non divulgazione (NDA). Gli ho risposto chiaramente che non avrei mai potuto firmarlo in buona coscienza».

A Venezia, St. Clair ha ribadito le ragioni che la spingono a proseguire la sua battaglia mediatica: «Voglio dare l’esempio ai miei figli: non bisogna mai anteporre la propria comodità economica alla verità». Al momento, né Birchall né i legali del fondatore di SpaceX hanno rilasciato commenti in merito.

La replica del regista ad Elon Musk

Da parte sua, Musk non ha rilasciato interviste per il film e in passato aveva duramente attaccato Gibney, definendolo «un imbecille fazioso» intenzionato unicamente a «confezionare il peggior ritratto diffamatorio possibile». Per ovviare all’assenza del diretto interessato, il regista ha ricostruito il punto di vista dell’imprenditore attingendo al vasto archivio di dichiarazioni pubbliche e interviste d’epoca.

«Il pregiudizio esiste sempre, ma sono sempre pronto a rimettere in discussione le mie ipotesi», ha replicato Gibney all’Associated Press. «Ero partito come un suo estimatore e desideravo sinceramente confrontarmi con lui, ma ha rifiutato. A quel punto ho iniziato a scavare nei fatti, limitandomi a seguire dove mi portavano».

Maddalena Cerri

Maddalena Cerri

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