Stretta sui media indipendenti | L'intera redazione è stata fermata dai servizi di sicurezza. I legali denunciano torture ed elettroshock prima dell'interrogatorio. IL CAIRO – Si inasprisce ulteriormente la morsa del regime egiziano contro la stampa indipendente. La procura statale ha formalizzato accuse pesantissime a carico di sei giornalisti di Matsda2sh («Non credere», in arabo), …
Stretta sui media indipendenti | L’intera redazione è stata fermata dai servizi di sicurezza. I legali denunciano torture ed elettroshock prima dell’interrogatorio.
IL CAIRO – Si inasprisce ulteriormente la morsa del regime egiziano contro la stampa indipendente. La procura statale ha formalizzato accuse pesantissime a carico di sei giornalisti di Matsda2sh («Non credere», in arabo), nota piattaforma locale di fact-checking e inchiesta. I reporter sono accusati di appartenenza ai Fratelli Musulmani — movimento dichiarato fuorilegge e classificato come organizzazione terroristica dal Cairo —, finanziamento del terrorismo, diffusione di «notizie false» e incitamento alla sovversione tramite social network.

L’avvocato difensore Nabeh al-Ganadi ha fatto sapere che la procura della Sicurezza dello Stato ha già disposto la custodia cautelare in carcere per 15 giorni per cinque dei fermati, mentre il sesto è rimasto sotto interrogatorio. La redazione di Matsda2sh ha respinto categoricamente ogni addebito.
I raid e le denunce di tortura
Gli arresti sono scattati tra il 28 e il 29 settembre durante una serie di perquisizioni coordinate nelle abitazioni dei reporter: Abdullah Qadry, Mohammed Ashraf Abu Emeira, Islam Barakat, Omar Helal, Mohammed Mahmoud e Mohammed Adel. Per giorni i cronisti sono stati trattenuti in regime di detenzione arbitraria e senza alcuna comunicazione formale alle famiglie o ai legali.
Secondo la ong Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR), che coordina la difesa, la maggior parte dei giornalisti ha riferito ai magistrati di aver subito gravi torture nelle sedi dell’Agenzia per la sicurezza nazionale prima della comparizione in tribunale: percosse, spogliamenti forzati, scariche elettriche e minacce di ritorsioni contro i familiari. Il ministero dell’Interno egiziano ha liquidato le denunce come «totalmente infondate», sostenendo che si tratti di un tentativo di sottrarsi alla giustizia, e ha definito la testata una sigla abusiva guidata dall’estero con l’obiettivo di destabilizzare il Paese.
Il fondatore della testata, Abdel Rahman Mansour, ha ribadito al Committee to Protect Journalists (CPJ) l’estraneità della testata a qualsiasi fazione politica: «Non abbiamo alcun legame con i Fratelli Musulmani, e le autorità ne sono perfettamente consapevoli».
L’allarme internazionale
Fondata nel 2018 per verificare le dichiarazioni ufficiali e contrastare la disinformazione nel mondo arabo, Matsda2sh vede ora azzerata la propria redazione sul campo. Un’operazione che il CPJ ha definito «una grave escalation nella campagna dell’Egitto contro il giornalismo indipendente».
Con almeno 25 cronisti attualmente dietro le sbarre, il Paese guidato da Abdul Fattah al-Sisi si conferma una delle peggiori prigioni al mondo per gli operatori dell’informazione, al centro di una repressione decennale che dal colpo di stato del 2013 ha colpito non solo gli islamisti, ma anche attivisti laici, ricercatori e voci critiche della società civile.





