Disfatta repubblicana a Midterm: Vance accusa la guerra con l’Iran, ma Trump rivendica l’attacco

Il vicepresidente rompe il silenzio dopo la vittoria democratica a Capitol Hill: «Il Senato perso per sei anni». L'amara beffa personale in Ohio con la rimonta di Sherrod Brown. A poche ore dalla batosta elettorale che ha travolto il Partito Repubblicano nelle elezioni di metà mandato, il vicepresidente JD Vance rompe gli indugi e individua …

Il vicepresidente rompe il silenzio dopo la vittoria democratica a Capitol Hill: «Il Senato perso per sei anni». L’amara beffa personale in Ohio con la rimonta di Sherrod Brown.

A poche ore dalla batosta elettorale che ha travolto il Partito Repubblicano nelle elezioni di metà mandato, il vicepresidente JD Vance rompe gli indugi e individua apertamente il responsabile politico del tracollo: il conflitto in corso con Teheran.

Disfatta repubblicana a Midterm: Vance accusa la guerra con l'Iran, ma Trump rivendica l'attacco

«La ragione per cui abbiamo perso è la guerra. Lo ha riconosciuto lo stesso presidente ieri sera», ha scritto Vance in un lungo intervento su X, commentando i numeri schiaccianti che hanno consegnato al Partito Democratico il controllo sia della Camera che del Senato per i prossimi anni. «Se qualcuno vuole sostenere che ne sia valsa la pena, che cedere il controllo del Senato per i prossimi sei anni sia stato un prezzo ragionevole, abbia almeno il coraggio di dirlo apertamente. Condivisibile o no, sarebbe quantomeno una posizione onesta».

Le dichiarazioni di Vance registrano l’impatto sul voto di una campagna militare sempre più invisa all’opinione pubblica americana. Stando agli exit poll realizzati da NBC News, appena il 37% degli elettori ha definito corretta la decisione dell’amministrazione di intraprendere un’azione bellica contro l’Iran, mentre per quasi tre quarti dei votanti (il 74%) la gestione del conflitto ha costituito un fattore cruciale o determinante nella scelta della scheda.

La divergenza tra Casa Bianca e numero due

L’ammissione del vicepresidente fa eco solo in parte a quanto dichiarato a caldo da Donald Trump. Raggiunto dal Wall Street Journal mentre giungevano i risultati dalle varie circoscrizioni, il presidente non ha negato il peso elettorale della crisi («L’Iran ha inciso, è stato parte dell’esito»), ma ha prontamente blindato la linea strategica: l’intervento armato resta «la decisione giusta», un passo che «rifarebbe senza esitazioni».

Una convinzione, quella dello Studio Ovale, che si scontra tuttavia con il logoramento del consenso interno: secondo le rilevazioni del Pew Research Center condotte a ottobre, il 65% dei cittadini disapprova la conduzione presidenziale delle operazioni militari in Medio Oriente.

La beffa in Ohio: cade l’ex seggio del vicepresidente

A rendere la tornata ancora più amara per Vance è l’esito delle urne nel suo Stato d’origine. Nel quadro dell’avanzata democratica su scala nazionale, il Grand Old Party ha ceduto proprio l’ex seggio senatoriale del vicepresidente in Ohio. A spuntarla è stato il democratico Sherrod Brown, protagonista di una clamorosa rivincita politica: sconfitto due anni fa, l’ex senatore è riuscito a battere l’ex vicegovernatore Jon Husted.

Una corsa che Vance aveva vissuto fin dall’inizio come un test cruciale sul proprio appeal locale: «Per me è una questione personale», aveva confidato ai cronisti di USA TODAY sulla pista della base aerea di Andrews alla vigilia del voto. Un pronostico spazzato via dall’onda democratica e dal dissenso popolare verso il fronte mediorientale.

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Giorgio Massali

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