Poi dicono che le fiabe non esistono, che sono solo storie per bambini, che sono pura fantasia. Potrei smentirlo oggi stesso. Questa storia era cominciata per puro caso un anno fa quando a Torino avevo visto dei pattinatori volare sul ghiaccio. Dopo pochi mesi mi veniva proposto di seguire una serie di interviste per Editoriale …
Poi dicono che le fiabe non esistono, che sono solo storie per bambini, che sono pura fantasia. Potrei smentirlo oggi stesso.

Questa storia era cominciata per puro caso un anno fa quando a Torino avevo visto dei pattinatori volare sul ghiaccio. Dopo pochi mesi mi veniva proposto di seguire una serie di interviste per Editoriale Italiano e contro il parere della mia agente, ho accettato proprio pensando di poter dar vita a qualcosa di diverso che potesse raccontare quello che non si vede dal di fuori. La parte nascosta di lavori e carriere che le persone non sono abituate a conoscere. Ho chiesto ed ottenuto carta bianca, io da solo, niente set da 20 persone e ritmi di produzione dettati dai miei impegni lavorativi.
Quando poi mi é stato chiesto se avevo dei nomi da suggerire tra personaggi dello spettacolo o dello sport, non ho esitato a fare una lista in cui ho inserito anche una delle pattinatrici volanti che avevo visto a Torino. E questa parte risuona tanto come il secondo tempo dello stesso film.

Così, dopo diversi tentativi a cercare di far combaciare i miei con i suoi impegni insieme abbiamo individuato una data affinché questa storia potesse essere raccontata.
Siamo stati a intervistare e fotografare Lara Naki Gutmann, “la principessa dei ghiacci” nel suo castello ghiacciato a Trento. Una ragazza che pochi giorni dopo l’intervista ha vinto niente meno che la medaglia di bronzo ai recenti europei di pattinaggio di figura di Sheffield, oltre ad aver ottenuto di diritto la convocazione per le Olimpiadi di Milano – Cortina 2026. Un’atleta straordinaria capace di incantare i palazzetti di tutta Italia e di tutto il mondo. Una ragazza di 23 anni con una serietà ed un rispetto d’altri tempi.
Vederla danzare sul ghiaccio fa bene alla vista e fa bene all’anima per quanto possa essere la rappresentazione più evidente di armonia e di stile.
Lara Naki Gutmann ha passato tutta la vita sul ghiaccio, pagando un prezzo molto alto per questo. Un prezzo che si traduce in tempi molto ristretti da passare con la famiglia, con gli amici e con il fidanzato. Non tutti sarebbero disposti a farlo, anzi oserei dire che ben pochi potrebbero sopportarlo.
Il ghiaccio le ha preso l’anima, ma lei non riesce a farne a meno, ha bisogno del ghiaccio per sopravvivere.
Avete presente quei personaggi della Marvel con superpoteri che hanno sempre qualcosa che accresce i loro poteri e qualcosa che li limita?
Ebbene per Lara il ghiaccio é entrambe le cose, la sua forza soprannaturale e la sua kryptonite.
Ecco come ho scoperto il suo punto debole. La principessa dei ghiacci é una persona freddolosa che utilizza bustine riscaldanti che senza pensare, anche durante l’intervista, tira fuori dalla tasca e comincia a scuoterle tra le mani… Ecco questo magari non scrivetelo nella storia se un giorno deciderete di raccontarla…

Ma alla fine per raccontare Lara ci vuole ben altro della Marvel. Credo sia più appropriato parlare di quei documentari della National Geographic in cui ci raccontano il comportamento dello squalo quando punta una preda. Dal momento in cui chiude gli occhi per un istante… Ecco Lara fa la stessa cosa in alcuni momenti. Se vuole fare in modo che tu capisca bene qualcosa, di punto in bianco chiude leggermente gli occhi per poi spalancarteli addosso un istante dopo, aggrotta le ciglia e muove leggermente la bocca mentre ti punta con quello sguardo ipnotico esattamente come lo squalo nella vastità dell’oceano. Ti lascia intendere che non hai via di scampo, proprio come uno squalo… ed é disarmante la somiglianza.
A quel punto il solo modo di uscirne é abbassare lo sguardo per qualche secondo e provare a parlare di altro, magari di pattinaggio tanto per cambiare. Allora lei si rilassa, cambia espressione, accenna un sorriso sulle e ti senti salvo almeno per questa volta.

Durante l’intervista alterna momenti di richiamo ad una seconda personalità, una specie di Dr Jekyll e Ms Hyde. Passa in una frazione di secondo dal ridere di gusto sino ad osservare le persone sulla pista di pattinaggio lasciandosi scappare un: “tra poco tutti fuori che devo entrare io ad allenarmi…!!!” E questo ti destabilizza. Al momento la guardi convinto che si tratta di una battuta, ma poi eccoci di nuovo, rivedi quello sguardo, quel chiudere gli occhi in vista della preda e capisci che é meglio non ridere e di nuovo provi a cambiare argomento, prima che lo squalo, proprio come nella tradizione del film, possa avvistare i bagnanti lungo le coste e partire all’attacco.
Durante l’intervista si racconta in maniera rilassata e trasparente e nel farlo mette in evidenza alcuni aspetti che ben poche persone conoscono. Non ho per scelta parlato di risultati, di gare, di competizioni. Lo lascio a tutte le altre interviste e soprattutto a chi se ne intende. Abbiamo parlato di determinazione, capacità di focalizzarsi sull’obiettivo, paura di nulla, anzi é la paura ad aver paura di lei probabilmente. La capacità di convivere con le difficoltà e una dedizione sconfinata. L’intervista occuperà un intero episodio di MESTIERI e sarà pubblicata nelle prossime settimane.

Dopo le fotografie, dopo l’intervista, l’ho vista stanca e provata da una sessione di allenamento intenso sotto l’occhio vigile del suo coach Gabriele Minchio, ma lei, come niente fosse, ci racconta di aver programmato altre due sessioni di allenamento per quel tardo sabato pomeriggio oltre ad aver già programmato anche gli allenamenti del giorno dopo, domenica.
L’ho vista uscire dal rink e fermarsi a salutare i bambini presenti che richiamavano la sua attenzione e lì ho capito che lo squalo, sazio, era rimasto sul ghiaccio. Perché avvicinandosi a quei bimbi per salutarli, ho perso di vista Lara per qualche istante e quando l’ho ritrovata ho visto in lei la bambina di soli 4 anni con un sorriso da spaccare il tempo che per la prima volta quel giorno aveva messo i pattini da ghiaccio e cominciava a sognare, consapevole che quei sogni l’avrebbero portata lontano, accompagnata da un destino che le siede accanto ogni giorno. Un posto dove arrivano solo i campioni, quelli che nascono per vincere. Un posto che noi esseri umani privi di poteri soprannaturali non possiamo conoscere perché siamo incapaci di vedere tanto lontano, ma soprattutto perché siamo incapaci di sostenere quella quantità disumana di sacrifici e privazioni.

Arriva così il momento di salutarsi, lascio Trento con la triste consapevolezza di aver vissuto per qualche ora all’interno di una fiaba. Scendendo verso Verona, all’altezza di Rovereto, una fitta nebbia comincia ad avvolgere la nostra macchina e senza pensarci esclamo: “ed eccoci alla fine della fiaba…”.
E se a questo punto, anche questa volta, chiudendo il libro delle fiabe i vostri figli, con gli occhi assonnati dovessero chiedervi cosa ne é stato dello squalo… Potrete rispondere loro che ha seguito Lara ogni volta che é entrata nel rink di qualsiasi competizione in giro per il mondo. E se vi dovessero chiedere che fine ha fatto quella ragazza di nome Lara Naki, rispondete pure che ha vinto tutto quello che c’era da vincere e non mi riferisco ad arrivare prima, terza o decima, ma a vincere nella vita. Perché lei, alla fine, sin dalla prima volta che aveva messo quei pattini ai piedi a 4 anni, era nata per questo e nessuno di noi, esseri umani privi di poteri, avrebbe mai potuto scrivere una storia diversa da questa.
E se ancora non ci credete e vorreste passare da quelle parti un giorno, andate a vederlo quel castello di ghiaccio, si trova esattamente dove finisce la nebbia. Vedrete lo squalo al centro del rink e la principessa dei ghiacci che gli danza attorno.
Ricordate solo di non guardarla mai dritta negli occhi.
Photos by: Joey Shaw
Un ringraziamento particolare per la pazienza e la disponibilità:
al Circolo Pattinatori Artistici di Trento, alla S.ra Lorenza Conterno,
ad ASIS, alla S.ra Silvia Bortolami e all’Ing De Carli,
al Comune di Trento e al Sig Ivan Anesi.





