L'attrice australiana non dovrà risarcire la collega Charlotte MacInnes: per il giudice i post su Instagram non hanno causato alcun "grave danno" alla sua reputazione. Un giudice australiano ha respinto le accuse di diffamazione mosse contro Rebel Wilson dall'attrice Charlotte MacInnes, mettendo fine a una complessa disputa legale legata al film The Deb, opera prima alla regia della star …
L’attrice australiana non dovrà risarcire la collega Charlotte MacInnes: per il giudice i post su Instagram non hanno causato alcun “grave danno” alla sua reputazione.
Un giudice australiano ha respinto le accuse di diffamazione mosse contro Rebel Wilson dall’attrice Charlotte MacInnes, mettendo fine a una complessa disputa legale legata al film The Deb, opera prima alla regia della star di Pitch Perfect e Le amiche della sposa.

La giudice Elizabeth Raper ha stabilito che la MacInnes non è riuscita a dimostrare che i contenuti pubblicati da Wilson sui propri canali social abbiano causato, o potessero causare, un danno grave alla sua reputazione o alla sua carriera. Di conseguenza, il tribunale ha ordinato all’attrice accusatrice di coprire interamente le spese legali sostenute da Rebel Wilson.
Le origini dello scontro sui social
Charlotte MacInnes, protagonista di The Deb, aveva fatto causa a Wilson per una serie di post pubblicati su Instagram tra il 2024 e il 2025.
Secondo l’accusa, i messaggi dell’attrice e regista suggerivano in modo fuorviante che MacInnes avesse ritirato una denuncia per molestie sessuali contro uno dei produttori del film unicamente per fare carriera. MacInnes ha sostenuto in aula che tali affermazioni l’avevano esposta a:
- Ingiurie e cyberbullismo: Un’ondata di odio e ridicolo da parte degli utenti online.
- Danni professionali: Una drastica riduzione delle sue opportunità lavorative nel settore cinematografico.
La decisione del tribunale
Durante la lettura della sentenza, la giudice Raper ha chiarito che l’unico elemento potenzialmente problematico nei post di Wilson riguardava l’allusione a un cambio di versione da parte della MacInnes su un episodio che coinvolgeva uno dei produttori. Tuttavia, la Corte ha concluso che tale affermazione non configurava un reato di diffamazione, condannando l’attrice a pagare i costi del processo.





