Gli Stati Uniti rompono un tabù storico e confermano ufficialmente di aver collocato un’arma in orbita terrestre. Si tratta della prima ammissione esplicita da parte di Washington sul possesso di capacità offensive nello spazio, una mossa che segna un cambio di paradigma nella dottrina della deterrenza globale. L’annuncio è arrivato per voce del Segretario dell'Aeronautica …
Gli Stati Uniti rompono un tabù storico e confermano ufficialmente di aver collocato un’arma in orbita terrestre. Si tratta della prima ammissione esplicita da parte di Washington sul possesso di capacità offensive nello spazio, una mossa che segna un cambio di paradigma nella dottrina della deterrenza globale.

L’annuncio è arrivato per voce del Segretario dell’Aeronautica militare Troy Meink durante la conferenza su aria, spazio e sicurezza informatica. Meink ha motivato la presenza del dispositivo in orbita definendolo indispensabile per proteggere gli asset americani da «azioni ostili», senza tuttavia rivelare le specifiche tecniche dell’apparato né la data dell’avvenuto lancio.
La nuova dottrina e il “Golden Dome” Il cambio di passo consolida una traiettoria strategica accelerata dalla presidenza Trump, che attraverso un ordine esecutivo aveva già ridefinito il mandato della US Space Force (istituita nel 2019): non più solo sentinella a difesa delle centinaia di satelliti per comunicazioni e sorveglianza, ma forza dotata di proiezione offensiva. Le risorse spaziali e gli intercettori orbitali costituiscono ora l’asse portante del sistema di difesa aerea integrato “Golden Dome”.
Un portavoce della Space Force ha chiarito la portata operativa della missione:
«Il controllo dello spazio comprende l’impiego di mezzi cinetici e non cinetici per perturbare, degradare e persino distruggere le capacità avversarie. Tali risorse possono essere impiegate a fini offensivi e difensivi sotto la direzione dei comandi combattenti.»
La corsa al riarmo oltre il Trattato del 1967 L’Outer Space Treaty del 1967 vieta espressamente le armi di distruzione di massa nello spazio, ma non impedisce lo sviluppo di sistemi convenzionali, antisatellite o di guerra elettronica. Washington giustifica l’escalation citando la crescente assertività di Mosca e Pechino:
- Russia: Secondo la Space Force, il Cremlino considera lo spazio un «dominio bellico decisivo». Già nel 2024 il Pentagono aveva segnalato un satellite russo con presunte capacità di attacco orbitale; a inizio febbraio, inoltre, è emerso che due sonde di Mosca avrebbero intercettato le comunicazioni di almeno dodici satelliti europei a partire dall’invasione dell’Ucraina nel 2022, aprendo al rischio di spionaggio dati o di dirottamento dei segnali.
- Cina: Pechino prosegue a ritmo serrato lo sviluppo di tecnologie anti-spazio all’interno del proprio piano di modernizzazione militare complessiva.
Con la dichiarazione di Meink, la frontiera extraterrestre cessa definitivamente di essere uno spazio neutrale per trasformarsi, alla luce del sole, nel nuovo teatro del confronto armato tra superpotenze.




