LOS ANGELES – La Paramount Pictures alza la posta nello scontro con le autorità californiane e ribadisce di fare sul serio: l’ipotesi di abbandonare lo Stato dorato è concreta. A innescare il terremoto è la causa antitrust guidata dal procuratore generale della California, Rob Bonta, insieme ad altri 12 Stati, decisi a bloccare la colossale …
LOS ANGELES – La Paramount Pictures alza la posta nello scontro con le autorità californiane e ribadisce di fare sul serio: l’ipotesi di abbandonare lo Stato dorato è concreta. A innescare il terremoto è la causa antitrust guidata dal procuratore generale della California, Rob Bonta, insieme ad altri 12 Stati, decisi a bloccare la colossale operazione di acquisizione e fusione da 111 miliardi di dollari tra Paramount e Warner Bros. Discovery.

L’ultimo baluardo di Hollywood
La minaccia ha un forte valore simbolico oltre che economico: lo studio, legato da oltre un secolo allo storico complesso di Melrose Avenue, è l’ultima “major” cinematografica a mantenere il proprio quartier generale all’interno dei confini di Hollywood.
Secondo un rapporto citato dal Washington Post, un eventuale addio costerebbe carissimo alla California: si stima la perdita potenziale di 58.000 posti di lavoro, un contraccolpo da 21 miliardi di dollari sulla produzione economica e oltre 1,17 miliardi in meno di entrate fiscali all’anno. Cifre allarmanti che hanno spinto le istituzioni locali a correre ai ripari per scongiurare una fuga che aggraverebbe la già difficile emorragia produttiva che colpisce il settore dell’intrattenimento locale.
Negoziati in bilico e reazioni politiche
Dopo indiscrezioni diffuse da TMZ secondo cui la società era a un passo dal formalizzare l’uscita, la situazione sembra essere tornata temporaneamente su binari negoziali. Fonti vicine alla casa di produzione hanno confermato a Deadline che la determinazione resta alta, pur essendosi riaperto un tavolo di confronto.
In prima linea c’è la sindaca di Los Angeles, Karen Bass. Sebbene dal suo ufficio non siano arrivati dettagli operativi sulle trattative in corso, un portavoce ha sottolineato la determinazione della prima cittadina a difendere i lavoratori:
«La sindaca è impegnata in prima persona e continuerà a battersi affinché Los Angeles rimanga la casa di Hollywood e sia protetta una componente vitale della nostra economia».
La linea dura della Procura
Più rigida la posizione del procuratore Rob Bonta, che non ha voluto confermare lo stato delle discussioni transattive. Un portavoce dell’ufficio ha ribadito la fermezza dell’azione giudiziaria:
«Non è un mistero che Paramount abbia lanciato questo aut-aut. La decisione finale spetta unicamente a loro. Noi continueremo ad applicare le normative senza favoritismi né timori, restando comunque aperti a un confronto in buona fede».
Al momento, l’ipotesi di una rottura immediata pare congelata. Tuttavia, finché il nodo antitrust da 111 miliardi non troverà una soluzione tra aule di tribunale e accordi extragiudiziali, il futuro dell’ultimo grande studio di Hollywood resterà in bilico.





