Il tour americano di Ed Sheeran si è trasformato in un terremoto mediatico e organizzativo nel giro di poche ore. A scatenare la bufera è stata la decisione di estromettere dal cartellone il rapper Macklemore, "colpevole" di aver lanciato messaggi a favore della Palestina durante le sue esibizioni. Una scelta drastica che ha innescato una …
Il tour americano di Ed Sheeran si è trasformato in un terremoto mediatico e organizzativo nel giro di poche ore. A scatenare la bufera è stata la decisione di estromettere dal cartellone il rapper Macklemore, “colpevole” di aver lanciato messaggi a favore della Palestina durante le sue esibizioni. Una scelta drastica che ha innescato una reazione a catena immediata: per protesta, tutti gli altri artisti chiamati ad aprire i concerti del cantautore britannico hanno deciso di abbandonare la tournée in segno di solidarietà.

La svolta è arrivata dopo l’intervento di Robert Kraft, miliardario e proprietario dei New England Patriots, che ha annunciato di voler vietare al rapper l’accesso al Gillette Stadium per le date di fine settembre. A stretto giro, è arrivata la conferma: Macklemore è stato tagliato fuori dall’intero tour statunitense.
Attraverso una nota ufficiale, la proprietà dello stadio ha motivato la decisione citando le dichiarazioni pro-Palestina rilasciate da Macklemore durante la tappa in New Jersey, unite a “un passato segnato da una retorica ritenuta offensiva per la comunità ebraica”. Il riferimento non esplicitato sembra risalire a un controverso episodio del 2014, quando l’artista si presentò sul palco con un travestimento da molti giudicato una caricatura antisemita, per il quale si era poi pubblicamente scusato.
La decisione di estromettere il rapper ha però scatenato l’effetto domino. Nel giro di 24 ore, l’intero cast dei performer d’apertura ha rinunciato all’incarico. Tra i primi a tirarsi indietro Finneas — produttore di successo e fratello di Billie Eilish —, seguito dal cantautore irlandese Aaron Rowe, dalla band Beoga e dai danesi Lukas Graham. “Gli artisti non devono essere messi al silenzio quando parlano a nome degli oppressi. Sto dalla parte della Palestina e del suo popolo”, ha scritto Finneas sui social per motivare il suo addio.
Macklemore, noto al grande pubblico per la hit Thrift Shop, da mesi partecipa attivamente alle manifestazioni pro-Palestina e ha persino pubblicato un brano di protesta (Hind’s Hall). Salito sul palco del MetLife Stadium con una kefiah al collo, il rapper aveva rivendicato con forza le sue posizioni: “Uno dei motivi principali per cui volevo questo tour era poter dire in stadi come questo due parole che ho nel cuore: Free Palestine. Criticare l’operato di uno Stato o un’ingiustizia non significa attaccare i nostri fratelli e le nostre sorelle di fede ebraica”.
Quel discorso ha subito spaccato l’opinione pubblica, incassando la condanna di colleghi come la cantante Pink e dando il via a raccolte firme per la sua estromissione. Un obiettivo alla fine raggiunto dagli organizzatori, che si ritrovano ora con un tour azzerato nella sua struttura e travolto dalle polemiche politiche.





