Bruxelles cambia passo e decide di mettere un freno allo strapotere delle piattaforme digitali sulla vita dei più giovani. Durante il suo discorso annuale a Strasburgo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato una linea dura: divieto assoluto per i minori di 13 anni e accesso strettamente controllato fino ai 15. …
Bruxelles cambia passo e decide di mettere un freno allo strapotere delle piattaforme digitali sulla vita dei più giovani. Durante il suo discorso annuale a Strasburgo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato una linea dura: divieto assoluto per i minori di 13 anni e accesso strettamente controllato fino ai 15.

La misura, battezzata KIDS Act e guidata dalla responsabile per il digitale Henna Virkkunen, segue l’onda aperta dall’Australia — la prima al mondo a sbarrare i social agli under 16 — ma sceglie una strada progressiva, calibrata sull’età:
- Sotto i 13 anni: stop totale, nessun accesso consentito.
- Dai 13 ai 15 anni: niente profili personali. Spazio solo a “mini-account” supervisionati dai genitori, con funzioni ridotte e un limite massimo di utilizzo di un’ora al giorno.
- Dai 15 ai 18 anni: accesso libero, ma con l’obbligo per le aziende di garantire una progettazione sicura e a prova di rischio.
Il piano non si limita all’età anagrafica: mette nel mirino l’architettura stessa dei social, a partire dallo scorrimento infinito (infinite scrolling) e da tutti quegli algoritmi studiati per incollare gli utenti allo schermo. E secondo le prime bozze, la stretta potrebbe allargarsi presto anche a giochi online e chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Per i colossi del web che non si adegueranno, le conseguenze saranno pesanti: multe fino al 6% del fatturato globale annuo.
Dietro la scelta politica c’è l’urgenza di arginare una crisi psicologica e relazionale sempre più evidente. Ricordando Olea, la quattordicenne belga toltasi la vita dopo un incubo di cyberbullismo, von der Leyen ha chiarito il senso dell’iniziativa: «Non sono le grandi aziende tecnologiche a decidere le regole, siamo noi. Il punto non è solo limitare l’accesso dei minori ai social, ma stabilire come e quando permettiamo ai social di accedere ai minori».





