La presenza contemporanea di tre grandi tempeste nel Pacifico è il segnale visibile di una stagione meteorologica eccezionale, alimentata dal fenomeno di El Niño. Secondo gli esperti e le Nazioni Unite, l'evento in corso rischia di trasformarsi nel più potente mai registrato nella storia moderna. La rotta delle tempeste nel Pacifico Il National Hurricane Center sta …
La presenza contemporanea di tre grandi tempeste nel Pacifico è il segnale visibile di una stagione meteorologica eccezionale, alimentata dal fenomeno di El Niño. Secondo gli esperti e le Nazioni Unite, l’evento in corso rischia di trasformarsi nel più potente mai registrato nella storia moderna.

La rotta delle tempeste nel Pacifico
Il National Hurricane Center sta monitorando da vicino tre sistemi tropicali che mettono in allerta diverse aree costiere:
- Lowell: dopo aver toccato la categoria 5, ha iniziato una fase di indebolimento scendendo a categoria 3, ma resta una potenziale minaccia per le isole Hawaii in vista del fine settimana.
- Karina: declassato da categoria 3 a categoria 2 a est delle Hawaii, è previsto in progressiva attenuazione nelle prossime 48 ore.
- Marie: posizionato a circa 400 miglia dalla Bassa California (Messico), il ciclone è invece in fase di rafforzamento; potrebbe innescare mareggiate e onde anomale lungo le coste sud-occidentali del Messico, della Bassa California e lambire la California meridionale.
Un fenomeno “fuori scala” e oceani bollenti
El Niño è un’anomalia climatica ricorrente (si manifesta a intervalli irregolari tra i 2 e i 7 anni, della durata media di 9-12 mesi) contraddistinta da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale.
Quest’anno, tuttavia, i parametri indicano un quadro straordinario:
- Probabilità record: secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), vi è una probabilità del 69% che questo episodio diventi il più intenso mai documentato, configurandosi come un autentico “Super El Niño”, con anomalie termiche superiori ai +2 °C rispetto alla media.
- Ondata di calore marino diffusa: le acque oceaniche partivano già da temperature eccezionalmente alte. Come spiegato dal meteorologo Daniel Gilford di Climate Central, circa il 94% del bacino del Pacifico ha sperimentato condizioni di ondata di calore dall’inizio dell’anno, fornendo una riserva termica senza precedenti che fa da combustibile a uragani e cicloni.
- Durata prolungata: le proiezioni indicano che la fase di massima intensità proseguirà per mesi, estendendosi fino al termine dell’inverno.
Il monito dell’ONU: «Siamo in acque inesplorate»
L’interazione tra El Niño e il riscaldamento globale di origine antropica minaccia di esacerbare gli eventi meteorologici estremi su scala globale, moltiplicando i rischi di siccità prolungate, ondate di calore record e alluvioni devastanti.
A confermare la gravità della situazione è il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, intervenuto sui recenti dati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM):
«La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta è in acque inesplorate e quelle acque si stanno riscaldando. El Niño si sta ingigantendo sotto i nostri occhi.»





