L’allarme di Microsoft: «Il latte e le lavatrici sono più regolamentati dell’intelligenza artificiale»

Il presidente Brad Smith chiede standard globali e un freno d'emergenza per i modelli fuori controllo. Una posizione in netto contrasto con la linea di deregulation promossa da Donald Trump. LONDRA – «In questo momento, la vostra lavatrice è soggetta a più norme di sicurezza dell'intelligenza artificiale. E ogni singolo cartone di latte che vedete …

Il presidente Brad Smith chiede standard globali e un freno d’emergenza per i modelli fuori controllo. Una posizione in netto contrasto con la linea di deregulation promossa da Donald Trump.

LONDRA – «In questo momento, la vostra lavatrice è soggetta a più norme di sicurezza dell’intelligenza artificiale. E ogni singolo cartone di latte che vedete al supermercato deve superare controlli e ispezioni rigorose». A lanciare l’allarme è Brad Smith, presidente di Microsoft, intervenuto durante il format della BBC Big Boss Interview. Secondo il numero due del colosso di Redmond, il vuoto normativo che circonda l’AI non è più sostenibile: la tecnologia rappresenta al contempo «uno strumento e un’arma», ed è urgente dotarla di regole certe a livello globale.

L’allarme di Microsoft: «Il latte e le lavatrici sono più regolamentati dell’intelligenza artificiale»

La presa di posizione di Smith segna una netta distanza dalla linea della Casa Bianca. Il presidente Donald Trump continua infatti a sostenere che il settore debba autoregolamentarsi, scongiurando freni burocratici che potrebbero compromettere il primato delle aziende americane rispetto alla concorrenza cinese. Secondo Trump, la corsa non ammette rallentamenti: «Chi vince sull’AI, vince tutto».

«Kill switch» e obblighi di trasparenza

La proposta di Microsoft punta a introdurre vincoli precisi e tutele legali:

  • Freni d’emergenza (kill switch): meccanismi obbligatori per arrestare o rallentare i modelli di AI qualora mostrino comportamenti anomali o sfuggano al controllo umano.
  • Notifica delle violazioni: l’obbligo giuridico di redigere resoconti dettagliati sugli incidenti e di informare direttamente le vittime colpite da eventuali intrusioni operate da agenti AI autonomi.
  • Valutazioni indipendenti: l’introduzione di certificazioni preventive affidate a enti terzi prima del rilascio commerciale di qualsiasi prodotto avanzato.

«Sappiamo già come garantire la sicurezza di altri beni di consumo», ha ricordato Smith. «Dovremmo fare tesoro di quell’esperienza e applicarla all’intelligenza artificiale».

Il ruolo del Regno Unito come mediatore

Mentre i vertici di aziende come Anthropic, OpenAI e Google DeepMind hanno espresso cautela sull’eccessiva accelerazione dello sviluppo, la questione centrale rimane chi debba definire le regole del gioco. Secondo Smith, il Paese ideale per guidare questo processo è il Regno Unito, forte delle competenze maturate con il proprio AI Security Institute (nato come AI Safety Institute sotto il governo di Rishi Sunak).

«Nel settore tecnologico, chiunque conosca la materia vi dirà che il leader globale in queste capacità tecniche è il Regno Unito», ha spiegato il presidente di Microsoft. Smith ritiene inoltre che Washington accetterebbe di buon grado standard definiti da Londra rispetto a quelli varati dall’Unione Europea: «A Washington non guardano a Londra come guardano a Bruxelles: questo è un punto di forza».

I limiti dell’autoregolamentazione

Nelle scorse settimane, Trump ha riunito alla Casa Bianca i leader delle principali Big Tech statunitensi — tra cui OpenAI, Anthropic, Nvidia, Meta, Google e SpaceX — per la firma di un impegno «moralmente vincolante». Il documento prevede l’impiego di revisori indipendenti per verificare che i sistemi non compiano intrusioni informatiche impreviste.

Un passo che Microsoft sostiene e ha sottoscritto con convinzione, ma che secondo Smith resta un punto di partenza parziale: «È un’ottima iniziativa, necessaria, ma non è più sufficiente». Il nodo cruciale, ha concluso, riguarda l’efficacia delle norme volontarie: «Il problema di un regime di autoregolamentazione è che le aziende virtuose faranno ciò che è giusto. Ma sono quelle irresponsabili a doverci preoccupare».

Noemi Frascati

Noemi Frascati

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