Sean “Diddy” Combs, la prigione dorata costa cara: slitta la data di scarcerazione

NEW YORK — Per Sean “Diddy” Combs il carcere doveva essere una prova di rigore, ma le voci di una detenzione all'insegna del lusso rischiano di prolungare la sua permanenza dietro le sbarre. La data di rilascio del magnate dell'hip-hop è stata ufficialmente posticipata dopo lo scoppio di uno scandalo sui presunti privilegi di cui …

NEW YORK — Per Sean “Diddy” Combs il carcere doveva essere una prova di rigore, ma le voci di una detenzione all’insegna del lusso rischiano di prolungare la sua permanenza dietro le sbarre. La data di rilascio del magnate dell’hip-hop è stata ufficialmente posticipata dopo lo scoppio di uno scandalo sui presunti privilegi di cui avrebbe goduto all’interno del penitenziario federale FCI Fort Dix, nel New Jersey.

Sean “Diddy” Combs, la prigione dorata costa cara: slitta la data di scarcerazione

Il produttore, 56 anni, sta scontando una condanna a 50 mesi per favoreggiamento della prostituzione, legata al trasporto di escort da uno Stato all’altro per i famigerati “freak-off”, i festini a base di sesso ed eccessi di stupefacenti al centro del processo che lo ha travolto. Se a inizio ottobre il registro penitenziario federale fissava la sua liberazione al 21 gennaio 2028 — anticipando di qualche mese il termine originario di giugno — gli ultimi aggiornamenti del database del Federal Bureau of Prisons mostrano ora un rinvio al 2 marzo 2028.

Cuochi personali, massaggi e smartphone di contrabbando

La revisione del calendario detentivo coincide con il trasferimento di Combs in regime di isolamento, misura scattata a seguito di una dettagliata inchiesta giornalistica condotta da NBC News. Secondo le testimonianze confidenziali di quattro detenuti del carcere a bassa sicurezza di Fort Dix, Combs avrebbe ricreato una corte personale dietro le sbarre.

I compagni di prigionia sostengono che il rapper pagasse altri reclusi per mansioni di servizio e per cucinargli piatti personalizzati — tra cui pollo al curry, pizza ed empanadas — oltre a concedersi massaggi in stile cinese. Per ricompensare questi favori, contatti esterni alla struttura versavano regolarmente migliaia di dollari direttamente sui conti del fondo mensa dei detenuti al suo servizio.

I privilegi, tuttavia, non si fermavano al cibo. NBC ha diffuso l’immagine di Combs intento a utilizzare uno smartphone di contrabbando — oggetto severamente vietato negli istituti penitenziari statali e federali — per controllare Instagram e visualizzare contenuti espliciti. Due fonti hanno inoltre riferito che Diddy disponeva di un tablet manomesso (con sistema sbloccato) su cui guardava film e documentari, compreso “Sean Combs: The Reckoning”, la docuserie Netflix firmata dal suo storico rivale Curtis “50 Cent” Jackson. Non mancherebbero, infine, scorte illegali di alcol e l’acquisto sottobanco da altri reclusi di farmaci antidepressivi come il Remeron.

«Questa non è roba ordinaria da galera. È roba da ricchi veri. Sembra folle, ma d’altronde stiamo parlando di Diddy», ha commentato una delle fonti interne.

Il silenzio delle autorità e le ombre del processo

Interpellati sulla vicenda, i portavoce di Combs non hanno rilasciato dichiarazioni. Dal canto suo, il Federal Bureau of Prisons si è trincerato dietro la prassi istituzionale: l’ente non commenta le condizioni di detenzione dei singoli individui, né le assegnazioni dei reparti, i piani di scarcerazione o l’eventuale apertura di indagini disciplinari e sanzioni.

La vicenda carceraria rappresenta l’ennesimo capitolo di una parabola giudiziaria culminata nel processo dello scorso anno, scaturito dalle denunce civili per violenze e abusi sessuali presentate dall’ex compagna Casandra “Cassie” Ventura e dal producer Rodney “Lil Rod” Jones. Sebbene nel luglio 2025 sia scampato alle accuse più pesanti di associazione a delinquere e tratta a scopo sessuale — che avrebbero potuto costargli l’ergastolo —, la condanna incassata continua a pesare sul suo destino, oggi complicato da una disciplina carceraria che non sembra ammettere deroghe allo status di detenuto comune.

Martina Mussi

Martina Mussi

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