Per la prima volta nella storia della medicina, dei robot umanoidi hanno eseguito con successo due interventi chirurgici. La sperimentazione, condotta su modelli suini, rappresenta un potenziale punto di svolta per il futuro della chirurgia e delle strutture ospedaliere. I dettagli e i risultati di questa ricerca, guidata da un team di ingegneri e chirurghi dell'Università della …
Per la prima volta nella storia della medicina, dei robot umanoidi hanno eseguito con successo due interventi chirurgici. La sperimentazione, condotta su modelli suini, rappresenta un potenziale punto di svolta per il futuro della chirurgia e delle strutture ospedaliere.

I dettagli e i risultati di questa ricerca, guidata da un team di ingegneri e chirurghi dell’Università della California a San Diego (UCSD), sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature.
L’esperimento: asportata la cistifellea
I test hanno previsto due diversi scenari operativi per la rimozione della cistifellea:
- Nel primo intervento, un singolo robot umanoide ha eseguito l’operazione con l’assistenza ravvicinata di un chirurgo umano.
- Nel secondo intervento, la procedura è stata completata interamente da due robot umanoidi che hanno collaborato tra loro.
“Come prova di concetto, ha funzionato alla perfezione”, ha dichiarato ad ABC News il dottor Ryan Broderick, direttore ad interim del Center for the Future of Surgery della UC San Diego. Questo successo apre ufficialmente la strada ai futuri test clinici sugli esseri umani.
Perché i robot “umanoidi” sono diversi?
I ricercatori e i medici hanno ribattezzato affettuosamente questi assistenti robotici “Surgie”. A differenza dei classici robot chirurgici già presenti negli ospedali (spesso enormi e ingombranti), “Surgie” è dotato di testa e braccia e ha dimensioni molto più contenute.
Questa struttura antropomorfa risolve uno dei problemi principali della chirurgia robotica tradizionale: lo spazio. Muovendosi come un normale assistente umano al tavolo operatorio, il robot si integra perfettamente negli spazi già esistenti e progettati per la normale chirurgia laparoscopica.
Oltre la sala operatoria: telemedicina e zone isolate
L’obiettivo a lungo termine dei ricercatori è portare questi robot fuori dai grandi ospedali cittadini. Grazie alla guida a distanza da parte di medici esperti, “Surgie” potrebbe democratizzare l’accesso alle cure.
Come spiegato dal dottor Shanglei Liu, chirurgo del colon-retto alla UC San Diego:
“Possiamo immaginare questo dispositivo distribuito a bordo di una nave, in un piccolo villaggio isolato o in ambienti operativi ridotti lontani dalle grandi città. Questo successo apre moltissime porte per l’accesso globale alla chirurgia assistita”.





