Uno scatto surreale premiato come foto aerea dell’anno

DONGTAI (CINA) – In un’epoca dominata dalla manipolazione digitale e dalle immagini generate dall'intelligenza artificiale, c’è chi vince i premi più prestigiosi al mondo affidandosi ancora a tre vecchi pilastri: pazienza, tecnica e realtà. È il caso di Vitaly Golovatyuk, fotografo e direttore della fotografia di base a Shanghai, appena incoronato vincitore dell'International Aerial Photograph of …

DONGTAI (CINA) – In un’epoca dominata dalla manipolazione digitale e dalle immagini generate dall’intelligenza artificiale, c’è chi vince i premi più prestigiosi al mondo affidandosi ancora a tre vecchi pilastri: pazienza, tecnica e realtà. È il caso di Vitaly Golovatyuk, fotografo e direttore della fotografia di base a Shanghai, appena incoronato vincitore dell’International Aerial Photograph of the Year.

Uno scatto surreale premiato come foto aerea dell'anno

La fotografia premiata è un’istantanea aerea che lascia senza fiato per il suo surrealismo, tanto da sembrare un quadro digitale. Catturata da un drone sopra l’Elk Park, una riserva naturale nei pressi della città di Dongtai, l’immagine mostra un piccolo uccello immobile al centro di uno specchio d’acqua cristallina. A rendere l’atmosfera quasi magica è il contrasto cromatico: il lago riflette fedelmente il cielo e le nuvole, mentre tutto intorno si sviluppa una fitta vegetazione dalle tonalità rosso acceso.

Di fronte ai dubbi degli spettatori sulla veridicità dello scatto, Golovatyuk – che vanta già oltre 100 riconoscimenti internazionali in carriera – ha rivendicato con orgoglio il suo approccio tradizionale:

“Ho dato assoluta priorità alla cattura del ‘colpo perfetto’ direttamente in macchina, al momento dello scatto”, ha spiegato il fotografo.

Nessun trucco di post-produzione massiccia, dunque, ma solo la capacità di attendere la luce e la composizione ideali. Un promemoria silenzioso di ciò che l’occhio umano (e un drone ben pilotato) può ancora fare senza l’aiuto degli algoritmi.

Paolo Locatelli

Paolo Locatelli

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