Uno studio presentato al congresso ESC rivela che l'alternativa a basso contenuto calorico favorisce la formazione di coaguli nel sangue. L'allarme dei ricercatori: servono controlli più severi. Un'alternativa allo zucchero comunemente ritenuta innocua finisce nel mirino della comunità scientifica. Lo xilitolo, dolcificante diffusissimo in chewing-gum, dentifrici e bevande ipocaloriche, è stato associato a un incremento …
Uno studio presentato al congresso ESC rivela che l’alternativa a basso contenuto calorico favorisce la formazione di coaguli nel sangue. L’allarme dei ricercatori: servono controlli più severi.
Un’alternativa allo zucchero comunemente ritenuta innocua finisce nel mirino della comunità scientifica. Lo xilitolo, dolcificante diffusissimo in chewing-gum, dentifrici e bevande ipocaloriche, è stato associato a un incremento significativo del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, tra cui ictus e attacchi cardiaci, a causa della sua capacità di favorire la coagulazione del sangue.

I dati emergono da un’ampia ricerca presentata all’ESC Congress della Società Europea di Cardiologia. Gli studiosi hanno monitorato oltre 17.000 persone, confrontando l’incidenza clinica tra chi presentava le concentrazioni ematiche più elevate della sostanza e chi ne registrava i livelli minimi. L’esito ha evidenziato una correlazione netta: nel gruppo con i tassi più alti di xilitolo nel sangue, il rischio di subire un grave evento cardiovascolare è risultato superiore del 57% dopo sei anni di osservazione, mantenendosi più elevato del 18% anche sul lungo periodo, a distanza di trent’anni.
Lo xilitolo è un poliolo naturale ricavato da fibre vegetali che garantisce un potere dolcificante analogo a quello del saccarosio, ma con un apporto calorico dimezzato. Proprio questa caratteristica ne ha trainato il consumo di massa negli ultimi decenni.
«In indagini precedenti avevamo già dimostrato come lo xilitolo potesse stimolare l’aggregazione piastrinica, facilitando la comparsa di trombi», ha spiegato il dottor Marco Witkowski dell’ospedale universitario Charité di Berlino, coordinatore della ricerca. «Avevamo osservato questa correlazione su pazienti già ad alto rischio monitorati per tre anni. Questo nuovo studio estende l’indagine a un campione rappresentativo della popolazione generale e su una finestra temporale decisamente più lunga».
L’associazione tra l’alcol zuccherino e le complicanze vascolari è rimasta statisticamente rilevante anche isolando altre variabili cliniche determinanti, come obesità, ipertensione e diabete.
La conclusione solleva interrogativi sulle attuali linee guida nutrizionali: «I consumatori scelgono questi prodotti convinti di tutelare la propria salute, rassicurati dal via libera delle agenzie regolatorie», ha concluso Witkowski. «Questi risultati dimostrano invece quanto poco si sappia ancora sul reale impatto cardiovascolare dello xilitolo. Servono verifiche urgenti, soprattutto alla luce della sua presenza sempre più massiccia nei prodotti di largo consumo».





