I Robotaxi di Uber e Wayve sono arrivati anche a Londra

LONDRA – La rivoluzione della guida autonoma sbarca ufficialmente a Londra, ma per il momento non rinuncia all'essere umano. Da giovedì, Uber e la scale-up britannica Wayve hanno avviato il primo servizio passeggeri a guida autonoma della capitale: una flotta di Ford Mustang Mach-E modificate che circolano per la città, ciascuna supervisionata da un autista professionista …

LONDRA – La rivoluzione della guida autonoma sbarca ufficialmente a Londra, ma per il momento non rinuncia all’essere umano. Da giovedì, Uber e la scale-up britannica Wayve hanno avviato il primo servizio passeggeri a guida autonoma della capitale: una flotta di Ford Mustang Mach-E modificate che circolano per la città, ciascuna supervisionata da un autista professionista pronto a prendere il controllo del volante in caso di necessità.

I robotaxi di Uber e Wayve sono arrivati anche a Londra

La divisione dei ruoli è netta: Uber possiede e gestisce le vetture, mentre Wayve – realtà nata a Cambridge e sostenuta da colossi come AMD, Arm e Qualcomm – fornisce il software proprietario. Il lancio chiude una lunga fase preparatoria iniziata a giugno con l’apertura delle liste d’attesa, segnata più dalle trattative normative che dallo sviluppo tecnologico.

Il nodo burocratico: minicab, non auto senza pilota

La sperimentazione parte con numeri contenuti: Transport for London (TfL) ha autorizzato fino a 15 veicoli per un test della durata di dodici mesi. Il vero collo di bottiglia è di natura legale. TfL ha infatti immatricolato le Mustang come semplici veicoli a noleggio con conducente (PHV) e non come vetture completamente automatizzate. Sul piano giuridico, la responsabilità di ogni corsa ricade interamente sull’autista a bordo.

Per eliminare del tutto la presenza umana serve un’autorizzazione distinta: il permesso per i servizi passeggeri automatizzati, rilasciato dalla Driver and Vehicle Standards Agency (DVSA) ai sensi del recente Automated Vehicles Act. Nessuna delle due aziende ha ancora completato l’iter. «È una procedura ancora in corso», ha chiarito Sarfraz Maredia, responsabile della mobilità autonoma di Uber, confermando comunque l’intenzione di ampliare gradualmente la flotta.

Anche l’esperienza utente riflette questa fase ibrida: le tariffe ricalcano quelle del servizio tradizionale e l’algoritmo abbina casualmente i passeggeri a un robotaxi, lasciando loro la facoltà di rifiutare la corsa e disabilitando la richiesta di mancia nell’app. Da parte sua, TfL ribadisce la linea della prudenza: «La sicurezza resta la priorità assoluta. Ogni nuovo veicolo ammesso a circolare deve integrarsi con il nostro piano “Vision Zero”», ha fatto sapere un portavoce dell’ente regolatore.

Tra corsa ai brevetti e limiti economici

La presenza obbligata del conducente svuota il servizio della sua promessa economica più rilevante: finché a bordo c’è un operatore retribuito, i costi di gestione restano sovrapponibili a quelli di un normale minicab. Per Uber si tratta soprattutto di una mossa di posizionamento per bruciare sul tempo rivali come Waymo e Baidu, anch’essi al lavoro su progetti analoghi nella capitale.

Il divario tecnologico con gli Stati Uniti resta marcato. Mentre Waymo opera corse totalmente driverless in quattordici aree metropolitane americane, la mossa londinese ricalca la linea prudente adottata da Uber in Europa e Asia, dove i progetti pilota a Zagabria e Tokyo prevedono analoghi sistemi con autista di riserva.

Per Wayve, la sfida è principalmente tecnica. A differenza dei sistemi basati sulla mappatura preventiva del territorio, l’azienda britannica punta su un’architettura di intelligenza artificiale end-to-end. Il banco di prova di Londra rappresenta uno scenario critico: strade strette tracciate prima dell’avvento dei motori, cantieri continui, corsie preferenziali e un’elevata densità di ciclisti e pedoni.

A vigilare sul test c’è infine la potente categoria dei black cab, storicamente ostile alla concorrenza delle piattaforme digitali. Fino a quando la DVSA non concederà il via libera alla guida senza operatore, la novità londinese somiglia più a un avanzato sistema di assistenza alla guida che a una definitiva disintermediazione umana.

Daniela Fresca

Daniela Fresca

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