Il colosso tedesco vara un piano lacrime e sangue per fronteggiare il crollo dei margini, la concorrenza cinese e i dazi USA. In bilico quattro impianti. Il consiglio di amministrazione di Volkswagen ha dato il via libera a un drastico piano di rilancio che prevede un ulteriore taglio di 50.000 posti di lavoro. La decisione …
Il colosso tedesco vara un piano lacrime e sangue per fronteggiare il crollo dei margini, la concorrenza cinese e i dazi USA. In bilico quattro impianti.
Il consiglio di amministrazione di Volkswagen ha dato il via libera a un drastico piano di rilancio che prevede un ulteriore taglio di 50.000 posti di lavoro. La decisione porta a quota 100.000 il totale degli esuberi che il colosso automobilistico tedesco intende completare entro il 2030, raddoppiando l’obiettivo già annunciato a marzo. Si tratta della ristrutturazione più profonda nei quasi novant’anni di storia del gruppo, che conta oggi oltre 660.000 dipendenti nel mondo e controlla marchi come Audi, Porsche, Skoda, Seat, Bentley e Lamborghini.

I tagli interesseranno tutte le divisioni, compresi i ruoli dirigenziali. Per l’amministratore delegato Oliver Blume si tratta di un «forte segnale» per il futuro dell’azienda, necessario per «assumere la responsabilità dell’intera forza lavoro» di fronte a mutamenti strutturali della domanda e alla transizione tecnologica. Sulla stessa linea la presidente del sindacato IG Metall e vicepresidente del consiglio di sorveglianza, Christianne Benner, che ha definito l’accordo il risultato di un «confronto duro per trovare soluzioni a una situazione di crisi».
Oltre alla riduzione dell’organico, il piano prevede una drastica semplificazione industriale: entro il 2035 il gruppo intende tagliare del 50% la gamma dei modelli in produzione e ridurre del 75% la complessità dell’offerta, concentrando le risorse sui veicoli a più alto rendimento economico per sfruttare maggiori economie di scala.
Sotto la lente finisce anche la rete produttiva tedesca. L’azienda ha aperto una riflessione sul futuro degli stabilimenti di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, dove la capacità installata eccede la domanda di mercato: per questi siti si stanno già valutando destinazioni d’uso alternative.
A pesare sui conti del costruttore di Wolfsburg è una congiuntura complessa: la frenata dei profitti riflette il forte calo dei volumi in Cina — storico bacino di crescita oggi dominato dai costruttori elettrici locali — e le difficoltà sul mercato statunitense, aggravate dall’impatto dei dazi sulle importazioni di autovetture.





