OAKLAND – Si apre oggi davanti alla corte federale di Oakland, in California, uno dei procedimenti giudiziari più imponenti e significativi mai intentati contro il gigante della tecnologia Meta. La società guidata da Mark Zuckerberg è accusata da decine di Stati americani di aver deliberatamente sviluppato funzionalità in grado di generare dipendenza tra i minori, contribuendo …
OAKLAND – Si apre oggi davanti alla corte federale di Oakland, in California, uno dei procedimenti giudiziari più imponenti e significativi mai intentati contro il gigante della tecnologia Meta. La società guidata da Mark Zuckerberg è accusata da decine di Stati americani di aver deliberatamente sviluppato funzionalità in grado di generare dipendenza tra i minori, contribuendo in modo determinante a una diffusa crisi di salute mentale giovanile.

Il contenzioso, nato da un’azione legale collettiva promossa tre anni fa, vede in questa prima fase dibattimentale quattro Stati in prima linea come querelanti: California, Colorado, Kentucky e New Jersey. I restanti 25 Stati promotori andranno a processo successivamente. Le sanzioni finanziarie richieste complessivamente potrebbero raggiungere la cifra record di 1,4 trilioni di dollari.
Le accuse: dipendenza e gestione dei dati dei minori
Secondo il quadro accusatorio, Meta avrebbe progettato i propri algoritmi e le architetture di piattaforme come Instagram e Facebook con la precisa intenzione di catturare l’attenzione dei più giovani, ignorandone le ripercussioni psicologiche. L’azienda deve inoltre rispondere della presunta raccolta sistematica di dati personali relativi a minori di 13 anni senza il preventivo consenso genitoriale, condotta in diretta violazione delle leggi federali sulla privacy.
A completare la pressione giudiziaria sul colosso di Menlo Park si aggiungono migliaia di cause individuali intentate da famiglie, oltre a diversi procedimenti paralleli promossi a livello statale. Tra i testimoni chiamati a deporre in aula è atteso lo stesso Mark Zuckerberg.
La difesa dell’azienda
Meta ha respinto con fermezza ogni addebito. In una nota ufficiale, il gruppo ha ribadito la correttezza del proprio operato:
“Siamo orgogliosi del lavoro svolto per la protezione degli adolescenti sulle nostre piattaforme e degli ingenti sforzi profusi nello sviluppo di misure di sicurezza nel corso degli anni, avviati ben prima dell’archiviazione di questi procedimenti.”
I precedenti e la stretta giudiziaria
Il dibattimento di Oakland si inserisce in un solco giudiziario già tracciato da recenti decisioni sfavorevoli per la compagnia. All’inizio dell’anno, un tribunale del New Mexico ha condannato Meta al pagamento di quasi un miliardo di dollari (942 milioni complessivi tra sanzioni iniziali e danni aggiuntivi), ritenendo l’azienda consapevole dei rischi di sfruttamento sessuale e dei danni alla salute mentale dei minori sulle sue reti. Contestualmente, il giudice ha imposto vincoli operativi stringenti, tra cui un tetto d’uso di 90 ore mensili per gli under 18, restrizioni sull’interazione con i chatbot basati su intelligenza artificiale e l’obbligo di inserire avvisi di sicurezza dedicati. Meta ha già annunciato ricorso contro la sentenza.
Lo scorso marzo, inoltre, una corte di Los Angeles ha riconosciuto per la prima volta la responsabilità civile di Meta e Google per la dipendenza da social media sviluppata da una giovane utente, stabilendo un importante precedente legale nel settore.




