Il ritrovamento di cinque cuccioli di orango abbandonati in una foresta dell’Odisha, nell’India orientale, ha svelato la portata impressionante di un traffico clandestino multimilionario. Gli esemplari, di appena un anno e mezzo, appartengono a una specie in pericolo critico di estinzione originaria esclusivamente delle isole di Sumatra e Borneo, a migliaia di chilometri di distanza. …
Il ritrovamento di cinque cuccioli di orango abbandonati in una foresta dell’Odisha, nell’India orientale, ha svelato la portata impressionante di un traffico clandestino multimilionario. Gli esemplari, di appena un anno e mezzo, appartengono a una specie in pericolo critico di estinzione originaria esclusivamente delle isole di Sumatra e Borneo, a migliaia di chilometri di distanza. Mentre i piccoli sono ora affidati alle cure di uno zoo locale e Jakarta ne chiede il rimpatrio immediato, le autorità indagano su come siano potuti arrivare fin lì, aprendo uno squarcio su un mercato nero alimentato dall’ossessione per i simboli di status e la visibilità sui social media.

Lo status symbol corre su Instagram Dietro la domanda di primati, felini e rettili rari c’è la nuova élite economica indiana, spesso spinta da influencer che esibiscono online animali protetti come fossero animali domestici. Un funzionario del Wildlife Crime Control Bureau indiano conferma come il fenomeno sia ormai fuori controllo: i ricchi acquistano specie proibite per tenerle in casa o esibirle in collezioni private. Nel 2021, un programma di dichiarazione volontaria del governo ha visto oltre 40.000 persone registrare il possesso di animali esotici, ma gli esperti avvertono che si tratta solo della punta dell’iceberg.
Il mercato nero degli animali da compagnia in India ha raggiunto una stima di 42,6 milioni di dollari. Non solo collezioni domestiche: sotto accusa ci sono anche gli zoo privati, che secondo Shekhar Kumar Niraj (ex responsabile di TRAFFIC India) aggirano costantemente la legge per accaparrarsi primati intelligenti e capaci di interagire con il pubblico.
La rotta della giungla: il confine poroso del Myanmar La maggior parte del contrabbando sfrutta la vulnerabilità dei confini terrestri. Sebbene gli scali aeroportuali restino un canale monitorato — a Mumbai le dogane hanno recentemente intercettato gibboni nei bagagli, vipere velenose e opossum arboricoli —, l’arteria principale passa per il Myanmar, un paese instabile e dilaniato dal conflitto civile. Attraverso centinaia di chilometri di confini montuosi e foreste impervie nel nord-est indiano, i trafficanti riescono a far transitare animali prelevati nel Sud-est asiatico senza incappare nei controlli.
I sequestri registrati negli ultimi anni (oltre 4.000 esemplari solo nel 2022 secondo il WWF-India) riflettono appena una frazione del flusso reale. La vicenda dei cinque piccoli oranghi in Odisha evidenzia così un’emergenza ecologica e investigativa: finché la domanda di animali rari continuerà a essere alimentata dall’esibizionismo e dall’impunità, le rotte clandestine continueranno a drenare biodiversità dalle foreste più fragili del pianeta.





