Una quiete senza precedenti nell’Atlantico: nessun uragano a metà settembre, è record dal 1966

L'Oceano Atlantico sta vivendo una stagione insolitamente silenziosa. Dall'inizio ufficiale del periodo critico, lo scorso 1° giugno, non si è ancora formato un singolo uragano. Arrivare a metà settembre senza tempeste di questa portata è un evento rarissimo, soprattutto perché queste settimane coincidono tradizionalmente con il picco massimo di attività. Secondo la NOAA, l'agenzia meteorologica …

L’Oceano Atlantico sta vivendo una stagione insolitamente silenziosa. Dall’inizio ufficiale del periodo critico, lo scorso 1° giugno, non si è ancora formato un singolo uragano. Arrivare a metà settembre senza tempeste di questa portata è un evento rarissimo, soprattutto perché queste settimane coincidono tradizionalmente con il picco massimo di attività. Secondo la NOAA, l’agenzia meteorologica statunitense, si tratta del digiuno più lungo mai documentato dal 1966, anno in cui è iniziata l’era del monitoraggio satellitare moderno.

Una quiete senza precedenti nell’Atlantico: nessun uragano a metà settembre, è record dal 1966

Di norma, il calendario climatico segue ritmi ben diversi. La prima tempesta tropicale — classificata tale quando i venti toccano i 63 km/h — compare a inizio giugno, mentre il primo uragano, con venti superiori ai 119 km/h, fa la sua comparsa tra i primi e i quindici giorni di agosto. Finora, invece, il 2026 ha visto soltanto cinque sistemi minori (Arthur, Bertha, Cristobal, Dolly ed Edouard), nessuno dei quali è riuscito a compiere il salto di categoria.

Non è la prima volta che il debutto slitta a settembre, ma quest’anno sono caduti anche i record più tardivi del passato: nel 2022 l’uragano Danielle si formò il 2 settembre, mentre nel 2002 e nel 2013 toccò a Gustav e Humberto farsi attendere fino all’11 settembre.

Dietro questa calma apparente c’è la firma di un fenomeno ben noto: una versione particolarmente energica di El Niño. Riscaldando le acque del Pacifico equatoriale, questo ciclo climatico produce ripercussioni a catena sull’atmosfera globale. Se da una parte favorisce i cicloni nel Pacifico, dall’altra soffoca sul nascere le perturbazioni atlantiche. Il motivo è il forte wind shear, ovvero brusche variazioni nella velocità e nella direzione dei venti in quota, che finiscono per spezzare i vortici temporaleschi prima che possano organizzarsi.

Le previsioni stagionali, che prospettavano un’annata sottotono con un massimo di sei uragani complessivi, si stanno rivelando esatte: la storia recente insegna che ogni volta che El Niño alza la voce, l’Atlantico tende a rimanere a guardare.

editorialeitaliano

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