Caccia al relitto di Amelia Earhart: nuova spedizione nel Pacifico per svelare l’enigma del 1937

Un team di 17 esperti guidato dalla Purdue University punta sull'atollo di Nikumaroro per analizzare l'anomalia subacquea "Taraia", ritenuta il possibile Lockheed Electra dell'aviatrice. A quasi novant’anni dalla scomparsa di Amelia Earhart, la caccia al mistero più fitto della storia dell'aviazione si riapre sul campo. Il 2 ottobre è partita ufficialmente la missione scientifica volta …

Un team di 17 esperti guidato dalla Purdue University punta sull’atollo di Nikumaroro per analizzare l’anomalia subacquea “Taraia”, ritenuta il possibile Lockheed Electra dell’aviatrice.

A quasi novant’anni dalla scomparsa di Amelia Earhart, la caccia al mistero più fitto della storia dell’aviazione si riapre sul campo. Il 2 ottobre è partita ufficialmente la missione scientifica volta a localizzare il Lockheed Electra 10-E con cui la celebre pilota americana e il suo navigatore, Fred Noonan, svanirono nel nulla il 2 luglio 1937 durante il tentativo di completare il primo giro del mondo lungo la linea dell’equatore.

Caccia al relitto di Amelia Earhart: nuova spedizione nel Pacifico per svelare l'enigma del 1937

L’iniziativa, ribattezzata Taraia Object expedition, nasce dalla collaborazione tra la Purdue University (Indiana), l’Archaeological Legacy Institute e la Purdue Research Foundation. La squadra, composta da 17 specialisti, farà tappa alle Fiji e alle Kiribati prima di raggiungere il 7 ottobre la destinazione designata: Nikumaroro, un atollo remoto sperduto nel Sud Pacifico a circa 400 miglia a sud-est dell’isola di Howland.

L’indizio chiave: l’oggetto “Taraia”

Il fulcro delle ricerche è un’anomalia visiva individuata all’interno della laguna dell’atollo grazie a immagini satellitari risalenti al 2015. L’area era già da tempo sotto la lente degli storici: secondo una delle ipotesi più accreditate, a corto di carburante e incapaci di comunicare via codice Morse con la Guardia Costiera statunitense in attesa a Howland, Earhart e Noonan avrebbero effettuato un atterraggio d’emergenza proprio sulla barriera corallina di Nikumaroro, morendo in seguito da naufraghi.

A supporto di questa tesi non ci sono solo i rilevamenti radio dell’epoca, ma anche reperti recuperati nei decenni scorsi: frammenti ossei compatibili con la corporatura della pilota e oggetti degli anni Trenta, tra cui una calzatura femminile, un flacone per uso medico e un barattolo di crema schiarente per lentiggini.

«Mi sento davvero fortunato ad avere l’opportunità di risolvere uno dei più grandi misteri di tutti i tempi», ha dichiarato l’archeologo a capo della spedizione, Richard Pettigrew, sottolineando come la conferma del relitto rappresenterebbe la “prova regina” definitiva.

Metodologia e tecnologie d’indagine

La campagna archeologica subacquea seguirà un protocollo progressivo per minimizzare l’impatto sul fondale ed evitare falsi allarmi:

  1. Rilevamento ottico preliminare: Acquisizione di riprese fotografiche e video ad alta definizione dell’area prima di qualsiasi intervento invasivo.
  2. Scansione geofisica: Impiego di magnetometri e sonar ad apertura sintetica per mappare la struttura metallica sepolta nel fondale della laguna.
  3. Disotterramento controllato: Utilizzo di una draga idraulica subacquea per rimuovere i sedimenti di sabbia e corallo e consentire l’identificazione visiva diretta dell’oggetto.
  4. Perlustrazione costiera: Ispezione pedonale delle spiagge e delle scogliere limitrofe alla ricerca di eventuali frammenti metallici o detriti portati a riva dalle maree.

Il nodo diplomatico: a chi spetterà il velivolo?

All’epoca della trasvolata, il bimotore di Earhart — ribattezzato “laboratorio volante” — venne acquistato proprio grazie a un fondo per la ricerca aeronautica istituito presso la Purdue University. L’ateneo spera quindi di poter riportare a casa i resti dell’aereo, rispettando quello che considerano il desiderio originario della pioniera dei cieli.

La questione richiede però un delicato accordo internazionale. Nikumaroro appartiene alla Repubblica di Kiribati, il cui governo ha autorizzato le operazioni dopo i rinvii dell’autunno 2025 legati a condizioni meteo avverse. Le autorità locali hanno ribadito che l’atollo e i reperti custoditi nelle sue acque costituiscono parte integrante del patrimonio culturale nazionale, imponendo l’apertura di un tavolo bilaterale qualora l’anomalia “Taraia” dovesse rivelarsi essere davvero l’Electra scomparso.

Paolo Locatelli

Paolo Locatelli

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