A quasi venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, la città di New York ha reso pubbliche più di 170.000 pagine di documenti finora inediti sulla qualità dell'aria attorno a Ground Zero. Gli atti dimostrano che l'amministrazione cittadina dell'epoca era pienamente a conoscenza della pericolosità delle polveri, nonostante le rassicurazioni ufficiali fornite alla popolazione e …
A quasi venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, la città di New York ha reso pubbliche più di 170.000 pagine di documenti finora inediti sulla qualità dell’aria attorno a Ground Zero. Gli atti dimostrano che l’amministrazione cittadina dell’epoca era pienamente a conoscenza della pericolosità delle polveri, nonostante le rassicurazioni ufficiali fornite alla popolazione e ai soccorritori.

La diffusione del materiale è stata annunciata durante una conferenza stampa dal sindaco Zohran Mamdani, affiancato dai familiari delle vittime e da Jon Stewart, da anni in prima linea nella tutela dei primi soccorritori.
«Con il passare del tempo il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi», ha dichiarato Mamdani. «Oggi, a distanza di quasi 25 anni, le persone decedute per patologie legate all’11 settembre superano quelle uccise il giorno stesso degli attentati. Molti si sono ammalati perché i rappresentanti delle istituzioni mentirono, dicendo che quell’aria tossica si poteva respirare».
Il nodo del “promemoria Harding”
L’archivio, composto da 68 faldoni rinvenuti lo scorso anno in un ufficio governativo, include campionamenti dell’aria ma soprattutto carteggi riservati. Tra questi spicca il cosiddetto “Harding Memo”, indirizzato all’allora vicesindaco Robert Harding.
Nel documento emerge con chiarezza che i funzionari comunali avevano già previsto migliaia di azioni legali per via della mancata fornitura di dispositivi di protezione individuale adeguati, delineando al contempo strategie legislative mirate a blindare l’amministrazione da future responsabilità civili e penali.
«C’era veleno ovunque: nell’aria, sul terreno, sui davanzali, nei condizionatori, sui vestiti e sugli animali domestici. Ed è rimasto lì per mesi», ha commentato Jon Stewart. «Tutti ne avevano percezione; adesso è documentato che la città lo sapeva con certezza».
Accesso pubblico e battaglie legali
La pubblicazione risponde alle prolungate richieste di trasparenza avanzate da sopravvissuti, soccorritori e associazioni di tutela, tra cui 9/11 Health Watch, che aveva citato in giudizio l’amministrazione per ottenere i fascicoli.
I documenti sono stati caricati su un portale digitale ad accesso libero e consultazione gratuita. L’amministrazione ha fatto sapere che la banca dati continuerà a essere arricchita nei prossimi mesi per chiarire le scelte operative adottate allora, quando la priorità politica ed economica fu accelerare la riapertura e la ripresa di Lower Manhattan.





