Sulla scia della scomparsa del leggendario artista britannico David Hockney, spentosi all'età di 88 anni, la sua celebre meditazione sulla presenza e sull'assenza, A Bigger Splash, acquisisce oggi un significato ancora più profondo. Realizzato nel 1967, tre anni dopo il trasferimento del pittore da Londra a Los Angeles, l'iconico acrilico è prima di tutto uno studio …
Sulla scia della scomparsa del leggendario artista britannico David Hockney, spentosi all’età di 88 anni, la sua celebre meditazione sulla presenza e sull’assenza, A Bigger Splash, acquisisce oggi un significato ancora più profondo.
Realizzato nel 1967, tre anni dopo il trasferimento del pittore da Londra a Los Angeles, l’iconico acrilico è prima di tutto uno studio sulla percezione e sulla fugacità dell’esistenza. Fin dalla sua nascita, l’opera è stata celebrata in tutto il mondo come una potente metafora di liberazione e di emancipazione espressiva.

A un primo sguardo, la brusca sincronizzazione di quell’istante – l’acqua della piscina che esplode verso l’alto sotto una luce estiva tersa e zenitale – potrebbe sembrare l’erede diretto delle istantanee en plein air degli impressionisti, catturate per intrappolare il riverbero del sole sui corsi d’acqua.
Tuttavia, per comprendere davvero i contorni calibrati al millimetro della tela di Hockney, è necessario guardare molto più indietro nel tempo. Sebbene il dipinto sembri raccontare un battito di ciglia, questo capolavoro – sintesi perfetta di fotografia, disegno, affreschi antichi ed estetica d’avanguardia – ha in realtà richiesto millenni per venire alla luce. Quello che in superficie appare come un momento meticolosamente colto dal vivo è, nei fatti, una straordinaria fusione di esperienza personale e colte citazioni storiche.
Il richiamo dell’antico: dall’Egitto al Rinascimento
L’anno prima di stabilirsi in California, Hockney visitò l’Egitto. Lì ebbe l’opportunità di studiare e disegnare dal vivo l’arte tombale che lo aveva ossessionato fin dai tempi dell’università, quando l’aveva scoperta tra le sale del British Museum. Lasciando da parte la macchina fotografica, il giovane artista si concentrò interamente sulla bidimensionalità degli antichi affreschi, traducendo sul proprio taccuino la piattezza di quelle figure stilizzate e monumentali.
La nitidezza e l’intensa immediatezza dei rilievi egizi risuonarono nella sua mente, dialogando con i colori tersi e rarefatti che aveva sempre ammirato nei maestri del primo Rinascimento italiano: le campiture a tempera e gli affreschi di Masaccio, Fra Angelico e Piero della Francesca. All’improvviso, le composizioni caotiche e disordinate che Hockney aveva sperimentato fino a quel momento non avevano più senso.
La fusione con la Pop Art americana
Dopo il trasferimento negli Stati Uniti, l’influenza dei maestri del passato si fuse nell’immaginazione di Hockney con il linguaggio audace, grafico e commerciale della Pop Art, allora all’apice del successo. Cosa sarebbe successo unendo l’impatto visivo delle lattine di zuppa di Andy Warhol o i fumettistici “Pow!” di Roy Lichtenstein con l’armonia geometrica dei rilievi egizi e la quiete mistica degli affreschi del Quattrocento?
Questa ingegnosa, per quanto apparentemente bizzarra, miscela di ispirazioni antiche e moderne fu accelerata da una collisione altrettanto stimolante tra media diversi.
Catturare un frammento di tempo
A Bigger Splash deve infatti la sua origine più immediata alla scoperta casuale di un manuale tecnico sulla costruzione delle piscine. Tra le pagine di quel volume, pubblicato da Sunset Books nel 1959, c’era la fotografia dello spruzzo d’acqua causato da un tuffatore, invisibile dietro il trampolino.
Hockney prese quell’immagine, la spogliò della presenza di alcuni spettatori a bordo vasca e la impresse sulla tela, combinandola con una versione stilizzata dell’edificio retrostante, simile alle architetture californiane che riempivano i suoi tavoli da disegno in quel periodo. Il risultato è un paradosso immortale: la cura millimetrica e lenta del dipinto per congelare un evento durato solo una frazione di secondo.





